San Vittorino Romano, Santuario di Nostra Signora di Fatima, Sabato 23 maggio 2026
Cari fratelli e sorelle,
al termine della cinquantina pasquale, con la Veglia di stasera iniziamo la celebrazione del giorno solenne di Pentecoste. “Il giorno nel quale (…) il Signore Gesù Cristo, glorificato con la sua ascesa al cielo dopo la risurrezione inviò lo Spirito Santo” (S.Agostino, Discorso 271,1).
Giorno nel quale nasce la Chiesa, nel quale come ascolteremo durante la Santa Messa di domani, gli Apostoli parleranno in tutte le lingue e ognuno che ascolterà gli Apostoli li udrà parlare la sua lingua. Giorno nel quale nasce la Chiesa cattolica, nasce la Chiesa universale alla quale apparteniamo e nella quale siamo entrati a pieno titolo grazie ai sacramenti del Battesimo e della Confermazione. Non nasce la Chiesa locale e ancor meno quelle porzioni di Chiesa che sono le parrocchie … Ma nasce la Chiesa universale, che parla in tutte le lingue, ed è da subito cattolica e poi si comunica agli altri, e crea Chiese particolari e tutte sono espressione dell’unica Chiesa.
Stasera, mentre ci apprestiamo a rinnovare la nostra professione di fede battesimale e crismale, rendiamo dunque grazie a Dio perché con il dono dello Spirito Santo ha fatto nascere la Chiesa alla quale apparteniamo e nella quale ciascuno di noi ha ricevuto lo Spirito, l’amore che sussiste tra il Padre e il Figlio in maniera particolare per il servizio all’unità, alla comunione, all’amore che è il contenuto della missione della Chiesa.
Sì, con il dono dello Spirito del Risorto, siamo tutti chiamati, cari fratelli e sorelle a costruire l’anti-Babele.
La storia della Torre di Babele, che abbiamo ascoltato, racconta che l’umanità si era unita nel centro della terra, aveva raggiunto un potere incredibile e si sentiva capace di costruire una torre verso il cielo. Non aveva più bisogno della divinità, perché loro stessi, gli uomini e le donne di Babele potevano crearsi – tentazione di sempre – l’accesso al Cielo, erano capaci di farsi il proprio dio, di fare tutto, potevano tutto! Ma proprio in quel momento del potere estremo si disunirono l’uno con l’altro, non si compresero più tra loro, l’uno stava contro l’altro, e così la torre non venne costruita, non fu completata.
Per creare la comunione, la pace e l’amore tra le genti era necessario dunque che nel compimento della sua missione il Figlio di Padre, Risorto e vivo, entrasse a porte chiuse nel Cenacolo e come abbiamo ascoltato nel Vangelo, alitasse lo Spirito Santo sui discepoli e donasse pace a chi forse non la meritava. Alitò, ci ha detto il Vangelo che abbiamo ascoltato, lo stesso verbo con il quale lo Spirito soffiando sull’argilla creò l’uomo che senza l’alito di Dio sarebbe solo polvere, e alitò pace, amore, capacità di perdono. Creò l’uomo nuovo, quell’uomo che siamo tutti noi, grazie al dono dello Spirito ricevuto nel Battesimo e nella Cresima. Un dono che distrugge il peccato, che perdona e cancella il peccato e ci fa rinascere uomini e donne nuovi modellati sulla persona di Cristo per una missione di amore.
Il Vangelo ci dice che Gesù diede potere ai suoi di rimettere i peccati, di continuare la sua missione di Agnello di Dio venuto per togliere il peccato del mondo (cfr Gv 1,29). Un rimettere i peccati che è da interpretare in senso più ampio del potere dato agli Apostoli di perdonare i peccati ma da intendere come potere di rimettere, cioè neutralizzare, sconfiggere il peccato. E tale potestà di rimettere i peccati è molto più ampia e riguarda tutti noi, tutti i discepoli che sono animati dallo Spirito del Risorto ed è quella di purificare il mondo da ogni forma di male.
Cari fratelli e sorelle, questa è la missione della Chiesa, questa è la missione di tutti noi battezzati e cresimati!
Al termine di questa Veglia, dopo un anno di riflessione partita dalla mia Lettera Pastorale “Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa” (1Pt 2,9) e proseguita fino al Convegno ecclesiale dello scorso 10 maggio, vi consegnerò, in spirito di continuità, la Lettera che guiderà il nostro prossimo anno pastorale 2026-2027 e che ho voluto intitolare con le parole dell’Apostolo Paolo ai cristiani di Corinto: “A ciascuno… una manifestazione particolare dello Spirito” (Cfr 1Cor 12,7) per ricordare come ciascuno di noi dallo Spirito che ci è stato donato dal Risorto nel Battesimo e nella Cresima ha ricevuto uno o più doni particolari, i cosiddetti carismi, affinché tutti con generosità li mettiamo a servizio della Chiesa, a servizio della sua missione che è quella di diffondere l’amore, il perdono, l’unità. Carismi che, dopo averli scoperti tramite un serio discernimento – e nella Lettera vi ho voluto dettare i criteri che la Chiesa suggerisce per tale discernimento – occorre metterli a servizio in spirito di unità, di comunione, di corresponsabilità – pur rispettando la diversità dei carismi di ciascuno – secondo i ministeri di fatto o istituiti che lo Spirito dona alla sua Chiesa. Sì, anche alla nostra Chiesa di Tivoli e di Palestrina!
Nella Lettera, rifacendomi al brano della Prima Lettera ai Corinti che abbiamo ascoltato poco prima del Vangelo, metto in guardia anche io dalle divisioni che possono nascere nelle nostre comunità, dalle invidie e dalle gelosie reciproche. Dalla mancanza di umiltà che a volte coloro che hanno anche belle qualità (sono intelligenti, forti, hanno buona salute, hanno studiato …) non riescono a mettere a servizio dei fratelli, cominciando a pretendere riconoscimento, maggior rispetto, sono convinti di avere diritto a privilegi, vogliono occupare i primi posti. E così i ministeri della comunità da occasioni per servire, divengono opportunità per imporsi, per affermare se stessi, il proprio potere, il proprio prestigio.
Nella Lettera, mentre esorto ciascuno a scoprire e vivere i ministeri corrispondenti ai carismi/doni dello Spirito ricevuti attraverso un attento discernimento, ricordo che i molti doni dello Spirito sono dati per l’utilità comune, per raggiungere il bene comune e questo perché l’origine di tutti i doni è unica: è lo Spirito che agisce in quel luogo del cuore umano dove c’è tensione tra ciò che siamo e ciò che siamo chiamati ad essere, tra quello che in psicologia si chiama “io attuale” e “io ideale”.
Cari fratelli e sorelle, tornando da questa Veglia, rendiamo grazie a Dio per il dono del sacerdozio comune dei fedeli, per il dono dello Spirito Santo ricevuto nel Battesimo per vivere come i sacerdoti che nell’Antico Testamento servivano il popolo, predicavano e offrivano i sacrifici. Con il nuovo e perfetto sacerdote: Cristo, anche noi esercitiamo il nostro sacerdozio comune ponendoci tutti, a seconda dei carismi ricevuti, a servizio del bene comune. E compiamo anche noi l’offerta di sacrifici: non sacrifici di animali, non sacrifici secondo il sacerdozio dell’Antico Testamento, ma il sacrificio della nostra vita, offerta con Cristo al Padre nello Spirito ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia, al rendimento di grazie di Cristo al Padre che compie nello Spirito offrendo la Sua vita ed invitando anche tutti noi ad entrare nel movimento ascendente e discendente dell’offerta a Dio per il popolo.
Nella Lettera ricordo come con il popolo tutto sacerdotale ci sono i presbiteri che con la presidenza dell’Eucaristia e l’offerta della loro vita casta, umile, disponibile all’ascolto guidano e servono il popolo a loro affidato dal Vescovo segno dell’unità del popolo di una Chiesa locale, di una Chiesa diocesana.
Cari fratelli e sorelle, per vivere i ministeri che provengono dai carismi che la comunità cristiana con i suoi pastori ed il Vescovo in primis, riconoscono come autentici, occorre formazione. Certamente, formazione e missione vanno insieme, così come tante volte ci è stato ricordato da San Giovanni Paolo II e dai Pontefici dopo di lui ma in un mondo cambiato, che in pochi decenni ha perduto quel contesto culturale dove, almeno in Italia, era difficile non dirsi cristiani, occorre tornare alla formazione. Una formazione fatta di sapere di Dio ma soprattutto, come dico nella Lettera, di sapore di Dio, quel sapore che si assume ascoltando la Parola, con la preghiera personale e comunitaria, con una forte vita sacramentale e soprattutto con la partecipazione assidua all’Eucaristia domenicale nella quale auspico siano sempre più inserite le celebrazioni dei Battesimi affinché tutti abbiamo modo di comprendere come il battesimo sia la porta della fede, il sacramento maggiore che introduce i piccoli ma che ha introdotto anche tutti noi in una comunità di fratelli e sorelle che è la famiglia di Dio, compagnia affidabile e che mai ci abbandonerà nei momenti difficili e nemmeno nell’ora della morte.
Cari fratelli e sorelle, concretamente sono ad annunciarvi che questa formazione inizierà per i presbiteri e diaconi il 19 e 20 ottobre, mentre per gli operatori pastorali il 7 e 8 novembre. Al termine di questa tornata formativa vorrò incontrare tutti i presbiteri e gli operatori pastorali delle singole Vicarie insieme per iniziare a progettare, sostenuti da una équipe diocesana appositamente costituita, una formazione permanente tesa alla missione dell’annuncio della gioia del Vangelo con corresponsabilità affinché essa giunga a tutti. Sì, giunga a tutti la gioia, quella gioia che come abbiamo ascoltato nel Vangelo i discepoli provarono nel vedere il Signore, nell’accogliere il Suo augurio di “pace!” e nel mandato “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”.
Dopo questa formazione e il mio incontro con le comunità nelle Vicarie, nella Lettera annuncio anche che ho intenzione, con l’inizio dell’anno 2027, di intraprendere una Visita Pastorale in tutte le comunità parrocchiali della Diocesi di Tivoli e di Palestrina secondo tempi e modalità che renderò pubbliche prossimamente ma con l’intento di verificare i cammini di iniziazione cristiana che si percorrono, la presenza ed il funzionamento degli organismi di partecipazione nelle singole comunità, la vita di preghiera e di ascolto della Parola che anche quest’anno sarà offerta anche a livello di Vicaria con apposite Lectio in Avvento e Quaresima e Scuole della Parola.
Inoltre nella Lettera chiedo che si inizino a individuare candidati per i ministeri istituiti o di fatto nella nostra Chiesa attraverso un discernimento che ci porterà alla prossima Veglia di Pentecoste dove tali candidati verranno presentati alla comunità diocesana per poi intraprendere un cammino appropriato di formazione.
Cari fratelli e sorelle, miei cari sacerdoti, al termine della Lettera ho proposto una preghiera allo Spirito Santo che stasera vi consegno affinché accompagni i passi quotidiani delle nostre comunità e con la quale desidero chiudere questa mia omelia:
Spirito Santo,
che sei disceso su Maria e gli Apostoli
nella prima pentecoste della Chiesa
e hai suscitato nei loro cuori
la gioia di annunciare il Vangelo
a tutti i popoli della terra,
scendi abbondantemente
sulla nostra Chiesa di Tivoli e di Palestrina.
Aiutaci a comprendere che
grazie al Battesimo tutti siamo divenuti
sacerdoti, re e profeti.
Aiutaci a comprendere quale sia
la nostra particolare vocazione
affinché ciascuno eserciti
con corresponsabilità
il proprio servizio nella Chiesa.
Rendici disponibili a quanto tu susciti
nel cuore di ciascuno
e come Maria aiutaci a ripetere il
nostro “Eccomi” per porci a servizio
della gioia del Vangelo
che desidera giungere a tutti
gli uomini e le donne del nostro tempo.
Amen.
+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina











