Omelia alla Veglia Ecumenica diocesana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani

Collefiorito di Guidonia, Parrocchia San Filippo Neri, Venerdì 23 gennaio 2026

Reverendo Don Bogdan Teglas, sacerdote Romeno-Greco Cattolico, Reverendo Padre Joan Florea della Chiesa Ortodossa Rumena, Caro Don Enea e sacerdoti cattolici qui presenti, cari fratelli e sorelle tutti nel Signore!

Anche quest’anno ci troviamo insieme per pregare per l’unità dei cristiani. Una iniziativa che nacque 100 anni fa per impulso di Papa Leone XIII e che da allora vede molte, direi praticamente tutte le comunità cristiane sparse nel mondo, riunirsi in una grande supplica al Padre perché riconoscendoci a vicenda come fratelli in Cristo, realizziamo insieme l’impegno per l’unità al quale – e oggi lo sentiamo quanto mai urgente – si deve accompagnare coerentemente l’impegno per la pace e la giustizia nel mondo.

In questa settimana che stiamo dedicando alla preghiera per l’unità dei cristiani e in questa Veglia preparata da un gruppo ecumenico coordinato dal Dipartimento per le relazioni interreligiose della Chiesa Apostolica Armena, una Chiesa che tanto ha sofferto, che specialmente in Turchia nel secolo scorso è stata ampiamente martirizzata, noi desideriamo accogliere l’invito che Papa Francesco, il 6 maggio 2022, rivolse ai partecipanti alla Sessione plenaria del Pontificio Consiglio per la promozione dell’Unità dei Cristiani e che anche Papa Leone XIV, durante il suo viaggio apostolico in Turchia il 28 novembre scorso, ha rilanciato: “Siamo tutti invitati – diceva Papa Francesco – a superare lo scandalo delle divisioni che purtroppo ancora esistono e ad alimentare il desiderio dell’unità per la quale il Signore Gesù ha pregato e ha dato la sua vita. Quanto più siamo riconciliati, tanto più noi cristiani possiamo rendere una testimonianza credibile al Vangelo di Gesù Cristo, che è annuncio di speranza per tutti, messaggio di pace e di fraternità universale che travalica i confini delle nostre comunità e nazioni”.

Sì, come ci ha ricordato Papa Leone XIV fin dalla sua prima apparizione sulla Loggia delle Benedizioni l’8 maggio scorso e come recita il suo motto tratto dall’Esposizione sul Salmo 127 di Sant’Agostino: “Sebbene noi cristiani siamo molti, nell’unico Cristo siamo uno”!

La Parola di Dio che opportunamente è stata scelta per questa Veglia di preghiera ci aiuta a comprendere ed attuare questo invito.

Isaia, uno tra i maggiori profeti dell’Antico Testamento, forse il più grande, nella lettura che ci è proposta in questa Veglia pone l’enfasi sul digiuno. Il vero digiuno che Dio gradisce non è quello praticato dagli Israeliti, la vera devozione – ci dice – consiste nello spezzare le catene della malvagità, nello sciogliere i legami dell’oppressione, nel dividere il pane con gli affamati, dare un tetto a chi non l’ha e coprire chi è nudo!

Il vero digiuno consiste in opere di giustizia, di misericordia e di carità! I veri ambiti di conversione sono la carità fraterna e un vero senso di onestà nei riguardi degli emarginati e la santificazione del giorno del Signore, in questi tempi piuttosto disatteso. In questo modo il cristiano, ogni cristiano, dedicando tempo alla preghiera, all’ascolto della Parola, all’esercizio della carità, proclamerà la signoria di Dio sulla propria esistenza e nel proprio cuore.

In altre parole, applicando la profezia di Isaia a Gesù, possiamo dire che Dio ama ogni uomo, senza differenze, dunque ogni uomo, ogni donna conta; ogni uomo e ogni donna sono preziosi. Di fronte a Dio non ci sono emarginati, anzi gli ultimi sono per lui i primi. E questa notizia rende di colpo ingiustificate tutte le emarginazioni che noi costruiamo di continuo, tutti i muri che alziamo e dà ai poveri e agli esclusi, a tutti noi che ancora viviamo la divisione, una dignità che deve scuoterci, capace di darci il coraggio dell’unità e della speranza. Ossia dobbiamo credere che l’unità è possibile e che non dobbiamo soltanto pregarla ma è possibile realizzarla.

Andando al versetto biblico tratto dalla Lettera agli Efesini che fa da titolo di questa Veglia: “Uno solo è il corpo – uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (Ef 4,4) possiamo dire che è questa l’esortazione all’unità che possiamo realizzare!

Paolo, in catene, dopo aver scritto nella Lettera agli Efesini, della centralità del sacrificio di Cristo e della sua efficacia a riunire tutti i popoli in una sola Chiesa, si rivolge ai destinatari della sua Lettera, che potremmo essere anche noi, ricordando loro di dare una testimonianza credibile della loro fede. Nel brano che abbiamo ascoltato è inserita come una specie di professione di fede che ribadisce l’importanza dell’unità all’interno dell’unica fede e dell’unico Dio. Dopo l’ascensione di Gesù al Cielo si daranno anche alcuni incarichi all’interno della Chiesa, ma tutti saranno chiamati a puntare all’unità, a costruire il corpo di Cristo e a camminare insieme finché saremo giunti alla perfezione, a misura dell’infinita grandezza di Cristo che riempie l’universo.

Sì, Paolo, in catene, prigioniero a causa del Vangelo, chiede ai cristiani di Efeso di comportarsi in modo degno della loro nuova dignità. Essi fanno parte di un nuovo corpo, di una nuova realtà che vive di pace e di riconciliazione e allora tra noi cristiani dobbiamo nutrire la vita comune con alcune virtù fondamentali: l’umiltà, la dolcezza, la grandezza d’animo, che hanno il loro culmine nell’amore fraterno (l’agape), che si esprime nel perdono e nella solidarietà verso gli altri.

Con un impegno che chiama tutti noi a mantenere l’unità e vivere la pace.

E questo perché – e giungiamo al versetto che fa da guida alla nostra Veglia – noi crediamo che siamo “Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti”. È una sorta di professione di fede che forse si ripeteva nelle prime assemblee liturgiche delle prime comunità cristiane, dove l’accento sull’unità della comunità si fonda su altre unità: quelle del corpo e dello Spirito che lo mantiene unito, quella della speranza, cioè del futuro a cui tutti tendono, fondata sull’unica chiamata che ha interessato tutti.

Ancora: questa unità si costruisce, ci dice l’Apostolo Paolo, attorno all’unico Signore, a cui si aderisce con una sola fede e a cui si accede grazie all’unico battesimo. E così si giunge all’unico Dio e Padre, da cui è partito il progetto di salvezza e che continua a operare in tutti il suo piano di amore.

E giungiamo così a ribadire quanto Gesù ci ha detto nel Vangelo appena ascoltato: la fonte di tutti i doni nella Chiesa è il Cristo glorioso, intronizzato al di sopra di tutti i Cieli, che innalzato sulla croce e entrato nella gloria, attrae tutti a sé, invia lo Spirito per la missione affinché tutti raggiungiamo l’unità della fede e la conoscenza del Figlio di Dio; diventiamo uomini perfetti e come comunità raggiungiamo la pienezza di Cristo. Sì, costruire il corpo di Cristo, giungere all’unità, significa raggiungere insieme la meta ultima della salvezza, che ha la sua fonte e modello nel Figlio di Dio, l’“uomo perfetto”, il Cristo.

Nel Vangelo Gesù ci assicura che grazie alla sua passione, morte e risurrezione, grazie al suo essere innalzato da terra sul palo della croce, il principio di ogni divisione, il diavolo, viene sconfitto per sempre, viene scacciato via! E così Gesù può attirare tutti a sé. Ciò non vuol dire che tutti dicano di sì a questa proposta di amore ma tutti, se vogliamo, siamo chiamati a Lui, ci attira per tenerci uniti. E davanti alle perplessità dei suoi interlocutori che chiedono se sia Lui il Figlio dell’uomo, il Messia che doveva venire, Gesù risponde: “Ancora per poco la luce è fra voi. Camminate finché avete la luce, prima che il buio vi sorprenda. Chi cammina al buio non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce! Così sarete veramente figli della luce”.

Gesù diceva questo ai suoi discepoli perché da lì a poco egli sarebbe stato tradito e la luce, rispetto a tutti i suoi discepoli, se ne sarebbe andata. Sarebbe stato crocifisso e risorto e sarebbe poi apparso solo ai suoi discepoli. Perciò Gesù disse: “Camminate finché avete la luce!”. Poi se ne andò senza farsi notare, quasi ad abbreviare il tempo tra la luce che ancora c’era e il buio affinché decisamente, senza esitazioni, i discepoli aderissero a Lui e compissero le opere della luce.

Al termine di questa mia meditazione vorrei anche io dirvi: approfittiamone di puntare all’unità finché abbiamo la luce! Da 2000 anni le nostre Chiese credono che Lui ha vinto la morte, che innalzato da terra sa attirare tutti a sé. Che asceso al Cielo ci fa dono del suo Spirito affinché diveniamo un solo corpo capace di vivere nell’amore e testimoniarlo a tutti. Ponendoci sotto questa luce accogliamo la sua proposta di vivere come un solo corpo e in questo mondo pieno di divisioni, di guerre, di odio, con la nostra unità effettiva ed affettiva diveniamo per tutti profeti di pace e di unità.

Vorrei concludere queste mie parole con una citazione-appello di Papa Leone XIV pronunciata il 28 ottobre scorso al Colosseo durante un incontro non ecumenico ma interreligioso. Diceva ai capi delle religioni ma ritengo vada bene anche per noi: “Il mondo ha sete di pace: ha bisogno di una vera e solida epoca di riconciliazione, che ponga fine alla prevaricazione, all’esibizione della forza e all’indifferenza per il diritto. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, di distruzioni, esuli! Noi oggi, insieme, manifestiamo non solo la nostra ferma volontà di pace, ma anche la consapevolezza che la preghiera è una grande forza di riconciliazione. Chi non prega abusa della religione, persino per uccidere. La preghiera è un movimento dello spirito, un’apertura del cuore. Non parole gridate, non comportamenti esibiti, non slogan religiosi usati contro le creature di Dio. Abbiamo fede che la preghiera cambi la storia dei popoli. I luoghi di preghiera siano tende dell’incontro, santuari di riconciliazione, oasi di pace”. Che il Signore ci aiuti a vivere non l’uno contro l’altro ma l’uno accanto all’altro affinché insieme, attratti da Lui, raggiungiamo quanto prima la piena unità. Amen.

+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina