Tivoli, Cattedrale di San Lorenzo Martire, Sabato 4 aprile 2026
Cari fratelli e sorelle,
buona Pasqua! Dopo il cammino quaresimale siamo giunti al culmine del Triduo Pasquale e tra poco rinnoveremo le promesse del nostro battesimo e verremo aspersi con l’acqua che ci ricorderà cosa è avvenuto nel giorno in cui fummo battezzati.
La Veglia pasquale che stiamo celebrando è infatti la grande celebrazione della Pasqua del Cristo e della Pasqua battesimale di ciascuno di noi cristiani.
San Paolo ce lo ha descritto scrivendo ai Romani: “Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova”. In altre parole: come Gesù entrò nel sepolcro di pietra, assumendo pienamente la nostra natura mortale, così noi, penetrati nel fonte battesimale, nell’acqua del battesimo, in quell’acqua abbiamo deposto e stasera rinnoviamo il proposito fatto una volta per sempre di deporre in essa il nostro uomo vecchio, cioè il nostro passato di peccato. E come Cristo uscì vittorioso dal sepolcro rivelandosi Figlio di Dio, così anche noi dal fonte battesimale siamo usciti – e stasera ne facciamo viva e grata memoria – come creature nuove, trasformate dalla grazia liberatrice di Dio per cui, grazie alla Pasqua di Cristo, si apre ora dinanzi a noi un orizzonte nuovo, un orizzonte di vita nuova qui sulla terra e poi dopo la nostra morte, quando con Cristo Risorto, anche noi risorgeremo.
Nel Vangelo di Matteo che quest’anno la liturgia di ha proposto in questa Veglia abbiamo ascoltato a cosa assistettero le donne andate al sepolcro il mattino di Pasqua. Un gran terremoto, un angelo dal cielo che si accostò a loro, fece rotolare la pietra e si pose a sedere su di essa, il suo aspetto era quello della folgore e il suo vestito bianco come neve. Tutti furono spaventati e le guardie rimasero come tramortite.
Tutti elementi che insieme vogliono presentarci il più grande intervento di Dio nella storia dell’uomo e che affermano che Dio ha manifestato la sua forza di salvezza.
Sì, i malvagi avevano combattuto il giusto e pensavano di aver prevalso. Erano convinti di aver messo Gesù a tacere per sempre. Lo avevano ucciso, sepolto e davanti al sepolcro avevano messo una pietra enorme ed un picchetto di guardie perché nessuno si avvicinasse. Tutto pareva celebrare la vittoria della morte sulla vita. La vittoria dell’empietà sulla rettitudine, dell’odio sull’amore. Di fronte a tutto questo viene da domandarsi: il buio e il silenzio di una tomba spegneranno anche il ricordo del giusto mentre chi lo ha ucciso ride, si fa beffe di Lui e di chi gli ha creduto?
All’alba del giorno di Pasqua Dio rispose a questa angosciosa domanda. Una domanda che a volte ci poniamo anche noi quando davanti all’empietà dell’uomo, dei nostri peccati, delle guerre, delle nostre esperienze di morte ci domandiamo: ma forse Dio ci ha dimenticati? Ma forse ci siamo dimenticati noi di Dio? Forse qualcuno lo ha tornato ad uccidere, lo ha eliminato dalla prospettiva della vita e delle scelte, dalla nostra cultura e ci siamo dimenticati di Lui e quindi Lui si è dimenticato di noi e siamo destinati a rimanere per sempre nell’ombra della morte?
No!
Come nel giorno di Pasqua Egli in un bagliore di luce fece esplodere la sua forza vivificante così Dio non poteva e non può nemmeno oggi e non potrà mai permettere che il suo servo fedele veda la corruzione. E così l’enorme pietra che chiudeva l’imboccatura del sepolcro una volta per tutte fu fatta rotolare via mentre il Santo, il Giusto venne rapito nella gloria del Padre e l’angelo che si era seduto sulla pietra celebrò il trionfo del Signore della vita. I soldati posti a difesa dell’ingiustizia e dell’iniquità fuggirono atterriti dalla luce della Pasqua …
Dio, cari fratelli e sorelle, capovolge tutte le situazioni di morte provocate dalla malvagità degli uomini.
Ed il messaggio del cielo che fu rivolto alle donne stasera è rivolto anche a tutti noi cristiani, a noi che con il battesimo siamo stati sepolti con Cristo nel buio della morte. E il messaggio è questo: nessun giusto sarà mai abbandonato in potere della morte; il suo sepolcro, come quello di Gesù, sarà vuoto. Le forze della morte (l’ingiustizia, l’oppressione, la calunnia, l’odio, l’inganno, la furbizia …) non prevarranno sulla vita, anche se apparentemente, per un certo tempo, potranno avere la meglio.
Di fronte a questa scena grandiosa, cari amici, voi comprendete, noi comprendiamo, come tutte le sconfitte e le lacrime dei giusti di ogni tempo acquistano senso.
Matteo ci ha ricordato già descrivendoci il momento della morte di Gesù che ci fu un gran terremoto: “la terra si scosse, le rocce si spezzarono e i sepolcri si spalancarono” (Mt 27,51-52). Era il segno dello sconvolgimento operato dal sacrificio di Cristo: il mondo antico aveva subito un colpo devastante.
Nel mattino di Pasqua spunta l’alba del giorno della nuova creazione.
Accanto al sepolcro vuoto appaiono due gruppi di persone: le donne e le guardie. Rappresentano due modi opposti di intendere la manifestazione di Dio.
La prima reazione che viene registrata è la paura: “per lo spavento le guardie caddero e divennero come morte” (v.4). L’angelo non le tranquillizza, non si rivolge a loro – incapaci come erano di accogliere il messaggio del cielo – ma alle donne, simbolo della comunità e invece a loro dice: “Non abbiate paura, voi!” (v.5).
“Non abbiate paura, voi!”. È ciò che stasera ripete a noi: “Non abbiate paura, voi!”.
Il mondo del peccato, della morte, della menzogna, dell’odio, dell’ingiustizia, quello sì deve continuare ad avere paura perché è giunta la sua fine. Ma voi no. La nuova comunità non deve temere l’intervento sconvolgente di Dio, ma gioire per la salvezza.
Le donne abbandonarono in fretta il luogo di morte e corsero a dare l’annuncio della risurrezione ai fratelli. Cristo è vivo! Annunciarono. Esse rappresentano tutti noi, tutti coloro che credono nella vittoria della vita e testimoniano ai loro fratelli questa fede.
Di fronte ai medesimi fatti, le guardie fanno la scelta opposta: si lasciano corrompere dal denaro (come era già successo a Giuda). Sono il simbolo di coloro che, per amore dei beni di questo mondo, preferiscono la menzogna alla verità, la morte alla vita.
Ora tocca a noi, cari fratelli e sorelle che battezzati, abbiamo già potenzialmente aderito a Cristo e così, con Lui e dietro Lui siamo usciti dal buio del peccato e della morte per seguirlo là dove Lui ci vuole condurre. Ora tocca a noi rinnovare le promesse del Battesimo, rinnovare cioè il proposito di seguirlo, di scegliere come le donne di abbandonare in fretta tutto ciò che sa di morte, di corruzione e di peccato per andare ad annunciare a tutti con la vita e con le parole, senza alcuna paura che Cristo è Risorto e che anche noi con Lui siamo risorti che camminano nella storia e quindi si impegnano a stare lontani dal male per poter un giorno partecipare alla gloria eterna della vita immortale nella quale Cristo Risorto ci attende.
Cari amici, la notizia bella di stanotte è che Gesù è il Figlio di Dio che, disceso dal Cielo, è venuto in questo mondo ingiusto e polveroso, e con la sua morte e la sua risurrezione tornò al Cielo, portandosi con sé quelli che credono in Lui.
L’invito che stasera e poi domani e poi sempre – perché non celebriamo la Pasqua solo una volta all’anno ma per il credente ogni giorno deve essere Pasqua –, l’invito – dicevo – che vogliamo accogliere nel nostro cuore è quello di aggrapparci a Cristo che passa da questo mondo al Padre. Pasqua vuol dire “passaggio” e noi per salvarci dalla distruzione del mondo, del peccato e della morte dobbiamo aggrapparci con la forza della fede a Lui per passare con Lui dalla morte alla vita, dalla tristezza alla gioia, dal buio del sepolcro alla luce della gloria di Dio.
Ci aggrappiamo a Gesù, dunque, con il nostro pentimento, chiedendo perdono a Lui per i nostri peccati chiamandoli per nome, guardandoli in faccia e smettendola di dare una giustificazione nostra a tutto ciò che contrasta con la volontà di Dio sull’uomo e sulla donna, sulla famiglia, sulla nostra superbia e sul nostro egoismo ed odio verso i fratelli.
Ma non basta il pentimento. Dovremo confermare la nostra fede così come fu fatto nel giorno del Battesimo.
E infine per aggrapparci a Gesù dobbiamo unirci a Lui che si offre a noi nell’Eucaristia. In tal modo l’annuncio della vittoria di Cristo sarà anche l’annuncio della nostra vittoria. E la grande notizia, che stanotte risuona in tutte le chiese del mondo, sarà completata nella nostra coscienza così: “Il Signore Gesù è risorto, e io sono risorto con lui”. Amen.
+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina











