Omelia in occasione dell’Ordinazione Presbiterale di Fratel Angie Tirelli Fernandez

Palestrina, Cattedrale di Sant’Agapito Martire, Sabato 11 aprile 2026

Carissimi fratelli e sorelle,

mentre con tutta la Chiesa siamo uniti spiritualmente a Papa Leone XIV elevando anche noi con lui, in questo momento, la nostra preghiera per la pace nel mondo, sperando contro ogni speranza, nonostante la morte che vediamo presente nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiaccino i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge; la nostra Chiesa vive tuttavia oggi anche un momento di grazia: l’ordinazione sacerdotale di Fratel Angie Tirelli Fernandez, dell’Associazione Pubblica di fedeli di diritto diocesano: Famiglia Apostolica per la Chiesa “Madre del Buon Pastore” alla quale egli appartiene fin dal 2012.

L’ordinazione di Fratel Angie si inserisce nella liturgia della II Domenica di Pasqua, una domenica dove ancora si respira aria di Pasqua, aria di vita, di gioia, di misericordia! Una domenica ricca di segni e di elementi che vorrei idealmente consegnarti, caro Fratel Angie, come un lascito per il tuo ministero sacerdotale che stasera inizia da questa nostra Cattedrale, chiesa madre di una Chiesa alla quale appartieni e alla quale dovrai sempre sentirti unito, unito a me suo Vescovo, al presbiterio e al santo popolo di Dio di questa Chiesa che stasera ti genera al sacerdozio ministeriale e che si aspetta da te la santità altrimenti sarebbe meglio non avere preti. Il popolo di Dio, infatti, sopporta maggiormente la mancanza di preti più che la nausea che sanno dare certi preti …

Nella prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, ci viene presentata una meravigliosa immagine di Chiesa. Forse un po’ troppo bella rispetto a ciò che poi siamo in realtà. Una Chiesa dove tutti coloro che erano stati battezzati erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere … e dove tutti i credenti avevano le cose in comune e dividevano le loro sostanze secondo il bisogno di ciascuno.

È la Chiesa nella quale tu, caro Fratel Angie, oggi entri a far parte come presbitero, come uno di coloro che tra poco chiederò a Dio, nella preghiera per la tua consacrazione, di mandare quale collaboratore di cui ho bisogno per l’esercizio del sacerdozio apostolico. È, la Chiesa, meravigliosa nonostante i suoi peccati e le sue fragilità. È una comunità che è chiamata a vivere nella comunione, a spezzare il pane, a pregare, a fare la carità e che chiede agli apostoli, ai successori degli apostoli e ai loro collaboratori di insegnare. Insegnare la bontà di Dio, insegnare la sua grande misericordia, insegnare la fede.

Un insegnamento non dall’alto ma che richiede oggi più che mai vicinanza alle persone, empatia, pazienza, capacità di camminare con ciascuno sapendo che ciascun uomo o donna, giovane o anziano, sano o ammalato è un caso unico che attende l’annuncio del Vangelo di salvezza nella propria realtà affinché possa aderire alla fede ed entrare nella comunità di coloro che sono stati battezzati.

Caro Fratel Angie, tra poco sarai consacrato presbitero non per te ma per servire Dio e il suo popolo. Ama la Chiesa! E se ti accorgerai che non sempre corrisponde all’immagine bella descrittaci dagli Atti degli Apostoli, all’immagine di una Chiesa fresca della gioia pasquale, fai di tutto per renderla tale. Impegnati, con lo studio della Parola letta nella Chiesa e con la Chiesa e testimoniata con la tua vita, ad insegnarla così come è giunta fino a noi e ci ha affascinato, ci ha attratti e la abbiamo accolta.

Impegnati a essere costruttore di comunione. Nella Chiesa quante divisioni! Non è però la natura della Chiesa quella di essere divisa. La natura della Chiesa è comunionale. Sii sempre uomo di relazione, costruttore di comunione. Si è così quando si è sinceri, franchi, leali nei rapporti con tutti, rispettosi delle singole personalità che incontrerai nel ministero.

Nella Chiesa sarai poi chiamato a spezzare il pane ossia a presiedere l’Eucaristia. Dai le tue migliori energie per preparare attentamente e celebrare fedelmente con il popolo di Dio l’Eucaristia che fa la Chiesa, che permette a tutti i battezzati di ascoltare la Parola che converte e salva e di spezzare l’unico pane che è il corpo di Cristo per cui mangiandone insieme diventiamo anche noi, Chiesa, un corpo solo. La Chiesa che celebra l’Eucaristia sa che celebra il rendimento di grazie di Cristo al Padre, nello Spirito, per le grandi cose che Lui ha fatto e continuamente fa per noi a partire dalla Pasqua di Gesù. Che il tuo rendimento di grazie non sia soltanto a parole ma con la tua stessa vita, offerta con quella di Cristo al Padre, per la salvezza del mondo, per la salvezza dei fratelli.

Dall’Eucaristia celebrata insieme viene poi conseguentemente la carità. Se tutti mangiamo l’unico pane che è il corpo di Cristo dato per noi, se beviamo all’unico calice, che è il sangue di Cristo versato per noi, non possiamo essere indifferenti alle necessità dei fratelli e delle sorelle che sono nel bisogno.

A questo programma meraviglioso per la vita di un prete vorrei ora, lasciandomi aiutare dal Vangelo, aggiungere altri due impegni che ti attendono.

Nel Vangelo ci è stato presentato Gesù “La sera di quello stesso giorno”, il giorno di Pasqua. I discepoli erano tutti fuggiti per timore dei Giudei. E si erano poi rifugiati nella stessa stanza, chiusi, sbarrati dentro. Gesù risorto entra a porte chiuse in mezzo a coloro che lo avevano abbandonato nel momento del bisogno, che si erano addormentati quando chiese di vegliare con Lui e quando lo vennero e prendere per processarlo e condannarlo a morte. Gesù risorto entra dove c’era chi lo aveva disconosciuto durante il processo, dove c’erano coloro che avevano promesso di seguirlo ovunque ma poi si arresero facilmente quando compresero che occorreva seguirlo fino alla croce. Gesù appare e non li rimprovera come avremmo fatto sicuramente noi ma dice loro: “Pace a voi!”. Poi mostra le mani e il fianco, i segni della sua Passione, e i discepoli gioiscono nel vederlo risorto e vivo e di nuovo Gesù dice loro: “Pace a voi! – e continua – Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi. Detto questo, soffiò e disse loro: ‘Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati’”.

Gesù, dal cui costato sulla croce uscì sangue e acqua, segni del suo amore e della sua misericordia, riversa tale misericordia sui discepoli infedeli affinché diventino anche loro, chiamati per dono e mistero, distributori di misericordia, mandati affinché la Misericordia di Dio si diffonda sul mondo intero.

Caro Fratel Angie, insieme all’ascolto e alla proclamazione della Parola di Dio, alla celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, alla fedeltà quotidiana alla preghiera per e con i fedeli che incontrerai, sii grande dispensatore della Divina Misericordia attraverso il sacramento della confessione. La confessione alla quale il presbitero per primo deve essere un costante frequentatore poiché più si ha il senso di Dio più si ha anche il senso del peccato e più si sperimenta la Misericordia Divina più la si sa dispensare agli altri. Sii uomo del confessionale anche perché ascoltando le confessioni scoprirai come anche tu sei peccatore più di quanto immaginavi. Fatti carico dei peccati altrui che assolverai, prega per i tuoi penitenti! La confessione è un grande servizio che noi preti rendiamo – purtroppo per troppo poco tempo – al popolo di Dio che ha tanto bisogno di Misericordia, di essere ascoltato, accompagnato e come avrebbe detto Papa Francesco: “Misericordiato”.

Caro Fratel Angie, nel ministero che svolgerai là dove la Chiesa, tramite il Vescovo, ti invierà, dedica tanto tempo al ministero del confessionale con un ascolto dei fedeli attento e prudente, con un accompagnamento fraterno sapendo che anche tu sei stato e sei continuamente riempito della Misericordia di Dio ed offri questa Misericordia a chi verrà da te per la confessione o la direzione spirituale sempre rispettando le anime, la loro libertà di coscienza, senza plagi o insistenze ma nel rispetto delle singole libertà affinché nella libertà possano aderire pienamente al Vangelo ed aprirsi al dono della Misericordia Divina.

Nel Vangelo c’è ancora un elemento bellissimo che vorrei affidarti. Ed è la professione di fede di Tommaso detto Didimo, ossia “gemello” perché tutti noi siamo come Tommaso: increduli e in cerca di segni per poter credere. Tommaso non era con gli altri discepoli quando Gesù, nel giorno di Pasqua, apparve loro con i segni dei chiodi ed il costato trafitto. Tommaso non volle credere a quell’affermazione: “Abbiamo visto il Signore!” e replicò: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”. Ebbe così bisogno che il Risorto, nella sua grande pazienza e misericordia, otto giorni dopo riapparisse là dove erano ancora rinchiusi per timore dei Giudei e gli dicesse: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!”. E così sgorgò dalle labbra e dal cuore di Tommaso una splendida professione di fede: “Mio Signore e mio Dio!”. L’espressione di fede che dovrà essere innanzitutto la tua e poi attraverso di te di tanti altri a cui dovrai insegnare ad aver fede. Ma attenzione: Gesù disse a Tommaso: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”.

Sì, caro Fratel Angie, il Risorto è stato visto risorto dagli Apostoli e nessun altro ha potuto vederlo. È stato visto dopo la Pasqua ma ora sono i successori degli Apostoli che testimoniano ciò che loro per primi videro e ci hanno tramandato con l’imposizione delle mani. Noi non abbiamo visto, noi siamo chiamati ad un atto di fede riconoscendo con il cuore e la mente il Risorto che ci parla nelle Scritture, nella Tradizione vivente della Chiesa, che è presente con il suo Spirito nei Sacramenti, ma non si fa né vedere né toccare. Sulla fede degli Apostoli e dei loro successori, i Vescovi, di cui tu oggi diventi primo collaboratore, riconoscendo Gesù nella preghiera, nella sua Parola, nell’Eucaristia, nella comunità – ovvero là dove due o più sono uniti nel Suo nome e Lui assicura di essere in mezzo a loro –, anche tu potrai ripetere la professione di fede: “Mio Signore e mio Dio” ed aiutare tutti a giungere a quella professione di fede che è indispensabile per vivere ogni giorno il nostro Battesimo.

Caro Fratel Angie, sii sempre un prete con una fede forte non tanto perché avrai sicuramente buona volontà ma perché essa ti giunge da duemila anni di storia di santi e di martiri, ed insegna a tutti ad aver fede soprattutto nei momenti difficili, quando ci si trova davanti alle prove, alle sofferenze e alla morte.

Infine, permettetemi, ancora un’ultimissima consegna. È una confidenza che forse ho condiviso altre volte ma che mi piace lasciarti quest’oggi: domenica in Albis. Domenica delle vesti bianche. Nel Vangelo c’è un brano che parla di veste bianca, la veste per partecipare alle nozze. C’è un re che da un banchetto di nozze per suo figlio, chiama molti ma molti non vengono, allora manda i servi a chiamare altri invitati, anche coloro che trovano lungo le strade. La sala si riempie di nuovi invitati improvvisati e uno non ha la veste bianca, la veste per partecipare alla festa di nozze. Il re manda fuori dalla festa quest’uomo perché non aveva la veste bianca.

Dicevo che era una confidenza quella che volevo farvi perché questo Vangelo fu quello che mi commentò il mio Vescovo quando andai a dirgli che desideravo entrare in Seminario per diventare prete. Mi disse: “Bene! Però ricordati di farti la veste bianca!” Ossia di rispondere adeguatamente ogni giorno alla tua vocazione battesimale che per te è la vocazione al sacerdozio ministeriale. Ebbene, questa stessa raccomandazione paterna desidero farla a te in questa serata speciale. Sì, abbiamo deposto la veste bianca del nostro battesimo, ma la Chiesa insegna a deporla sulla tomba dei martiri perché la veste bianca e ciò che rappresenta sia sempre indossata da noi attraverso la fedeltà e la perseveranza nella sequela del Signore che nella sua Misericordia stasera ti chiama e ti manda per il servizio sacerdotale che ti auguriamo lungo, bello e fruttuoso.

È l’augurio che ti faccio, caro Fratel Angie, mentre ora procediamo alla tua ordinazione per la quale siamo profondamente grati al Signore che ti ha chiamato, a chi ti ha dato la vita – i tuoi genitori –, alla comunità a cui appartieni, alla comunità del diaconato permanente che ti ha come adottato …, alle comunità parrocchiali dei Santi Martiri Prenestini e della Sacra Famiglia e a te che hai risposto sì.

Alla Vergine Maria, Madre del Buon Pastore, affidiamo la tua vita ed il tuo sacerdozio. Buon Pastore in greco si tradurrebbe meglio come Bel Pastore. Sia la bellezza del Risorto che splenda ogni giorno nella tua vita sacerdotale e possa attrarre tanti alla sequela dell’Unico che salva e per cui vale la pena vivere e morire. Amen.

+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina