Omelia nella Festa di sant’Agapito e Rito di Ammissione agli Ordini Sacri del diaconato e del presbiterato di Emanuele Zammarchi dei Figli del Divino Amore 2026

Palestrina, Cattedrale di Sant’Agapito Martire, Martedì 18 agosto 2026

Signor Sindaco, illustri autorità, cari sacerdoti e diaconi, seminaristi, carissimi fratelli e sorelle, la memoria di Sant’Agapito ci riunisce ancora una volta attorno all’altare del Signore. Ogni anno la nostra Chiesa particolare torna alle sorgenti della sua fede, contemplando il giovane martire che ha confessato Cristo fino all’effusione del sangue. Ma questa mattina la liturgia ci offre un motivo ulteriore di rendimento di grazie: un nostro seminarista dei Figli del Divino Amore, Associazione pubblica di diritto diocesano, Emanuele Zammarchi, sarà ammesso tra i candidati agli Ordini sacri del Diaconato e del Presbiterato.

Non è una semplice coincidenza.

La Provvidenza sembra suggerirci che ogni autentica vocazione nasce sempre dalla testimonianza di qualcuno che ha preso sul serio il Vangelo.

La Chiesa non genera vocazioni per decreto.
Le genera attraverso la santità.

E Sant’Agapito continua ancora oggi a generare fede, speranza e coraggio.

Il martirio è la forma più alta della conformazione a Cristo.

Noi potremmo pensare che esso appartenga soltanto ai primi secoli della Chiesa. In realtà il martirio è la misura dell’amore cristiano.

Sant’Agapito ci insegna che seguire Cristo significa appartenere a Lui senza riserve.

Per alcuni questo comporta il dono del sangue.

Per tutti comporta il dono della vita.

Ed è proprio questo il significato del rito che tra poco celebreremo.

L’ammissione agli Ordini sacri non conferisce ancora il sacramento dell’Ordine. È però un passo ecclesiale di grande importanza.

La Chiesa, dopo aver fatto discernimento sul cammino del candidato e averne verificato i segni della vocazione, accoglie pubblicamente la sua disponibilità a prepararsi al ministero ordinato.

È un incontro tra due libertà.

La libertà di Dio che chiama.
La libertà dell’uomo che risponde.

Nessuno diventa sacerdote da solo.
È Cristo che chiama attraverso la sua Chiesa.
Ed è la Chiesa che accompagna, discerne, conferma e invia.

Caro Emanuele,
oggi non sei il protagonista della celebrazione.
Il protagonista è il Signore che continua a chiamare.
La tua presenza davanti a questa assemblea è anzitutto un atto di gratitudine verso Dio.
E insieme un atto di umiltà.
Tu non dichiari di essere arrivato.
Dici semplicemente di voler continuare il cammino.
La Chiesa ti domanda se desideri prepararti degnamente agli Ordini sacri.
Non ti viene chiesto se sei perfetto.
Ti viene chiesto se sei disponibile. Disponibile a lasciarti formare. Disponibile a lasciarti correggere. Disponibile a mettere Cristo al centro della tua vita. Disponibile ad amare questa Chiesa, con le sue ricchezze e le sue fatiche.

Il nome che porti è particolarmente eloquente. Emanuele significa “Dio con noi”. Sarà questa la tua missione: rendere presente Cristo. Non te stesso. Ogni sacerdote è chiamato a scomparire perché appaia il Signore.
San Giovanni Battista diceva: «Egli deve crescere; io invece diminuire.»
Questo vale per ogni ministro della Chiesa. Quanto più il sacerdote lascia trasparire Cristo, tanto più il suo ministero diventa fecondo.

Sant’Agapito può essere per te un maestro. Era giovane. E tu anche se non giovanissimo di età sei “giovanile” … Egli non ha confidato nelle proprie forze. Ha confidato nella fedeltà di Dio. Non ha cercato il martirio. Ha cercato Cristo. E quando le due strade si sono incontrate, non si è tirato indietro.

Anche il ministero sacerdotale conosce una forma di martirio.

Non quello del sangue, nella maggior parte dei casi ma quello della perseveranza, della fedeltà quotidiana, del tempo donato, della pazienza nell’ascolto, della carità pastorale, della preghiera quando nessuno vede, del perdono, della disponibilità, del portare i pesi del popolo di Dio. È un martirio silenzioso, ma reale.

Papa san Gregorio Magno ricordava che il pastore deve essere vicino a tutti senza appartenere a se stesso. Il sacerdote, infatti, non vive più per un progetto personale. La sua vita diventa una vita consegnata. Per questo la Chiesa è tanto attenta nel discernimento vocazionale. Non cerca uomini perfetti. Cerca uomini docili allo Spirito Santo.

E questa mattina, mi sia permesso di rivolgere da qui una parola anche alle famiglie della nostra diocesi. Le vocazioni nascono anzitutto nelle case! Nascono dove si prega. Dove si perdona. Dove si vive l’Eucaristia. Dove si insegna ai figli che vale la pena spendere la vita per Cristo. Una Chiesa che non genera vocazioni è una Chiesa che rischia di perdere lo slancio della speranza. Per questo oggi tutta la nostra comunità è chiamata a sentirsi coinvolta. L’ammissione di Emanuele non riguarda soltanto lui o l’associazione alla quale appartiene. Riguarda tutti noi!

La sua risposta interpella la nostra.
La sua disponibilità ci domanda quale posto occupi Cristo nella nostra vita.

Anche noi siamo chiamati.
Forse non al ministero ordinato.
Ma certamente alla santità.

Ed è questa la vocazione fondamentale di ogni battezzato.

Tra poco Emanuele pronuncerà il suo “sì”. Sarà un “sì” ancora iniziale. Ma ogni vocazione cresce proprio così. Con tanti piccoli “sì” quotidiani.
Maria ha iniziato con un solo “Eccomi”.
Gli Apostoli hanno iniziato lasciando una rete.
Sant’Agapito ha iniziato confessando il nome di Cristo.
Nessuno conosceva già tutto il cammino. Hanno semplicemente avuto fiducia nel Signore.

Caro Emanuele, custodisci sempre lo stupore della chiamata. Non abituarti mai al dono ricevuto. Ricorda che il popolo di Dio non aspetta sacerdoti brillanti, ma uomini di Dio.

Uomini che pregano.
Uomini che ascoltano.
Uomini misericordiosi.
Uomini capaci di costruire comunione.
Uomini che vivono alla presenza di Cristo.
Uomini innamorati di Cristo.

Sant’Agapito interceda per te.
La Vergine Maria, Madre dei sacerdoti, ti accompagni.
E questa Chiesa prenestina, che oggi ti accoglie con affetto e prega per te, possa un giorno gioire nel vederti servo fedele del Vangelo, diacono della carità e presbitero secondo il cuore di Cristo. Amen.

+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina