Tivoli, Cattedrale di San Lorenzo Martire, Domenica 7 giugno 2026
Cari fratelli e sorelle,
celebriamo la solennità del Corpus Domini, del Corpo e del Sangue del Signore che, realmente presenti nel Sacramento dell’Eucaristia, al termine della Santa Messa, dopo essercene saziati porteremo per le nostre strade per ricordare come Colui che nell’Eucaristia è presente e si dona a noi per amore accompagna i giorni della nostra vita, il cammino festivo e feriale della nostra esistenza fino a quando il nostro pellegrinaggio terreno, la nostra processione esistenziale giungerà alla comunione eterna con Dio, là dove non avremo più bisogno dei sacramenti perché Lui sarà tutto in tutti.
In questo spazio di tempo che è la nostra vita dobbiamo però “ricordare”! È l’invito che ci viene dalla prima lettura. “Ricorda!”, fai memoria. Lungo il cammino che Dio fa compiere all’uomo nella vita, l’uomo deve ricordare. Non deve dimenticare. Deve celebrare il memoriale della presenza di Dio per lui e con lui. Memoriale che nel linguaggio biblico è molto più di un semplice ricordo ma che è “zikaron” un “rendere presente” l’evento, riscoprendone il senso profondo e rivivendolo.
Ma cosa deve ricordare il popolo di Israele? Nella prima lettura ci è detto: deve ricordare il “deserto”. Sì deve ricordare che il suo passare dalla schiavitù in Egitto alla libertà nella Terra promessa è avvenuto tramite il deserto. Dio lo aveva fatto passare nel deserto per vedere cosa questo popolo avesse nel cuore. Certo, Dio non voleva castigarlo ma metterlo alla prova per vedere cosa provasse il suo cuore nei confronti di Dio. Un cammino che dobbiamo fare anche noi.
È in fondo il cammino della vita che possiamo fare o lasciandoci attirare dalle tante cose superflue, inutili, appariscenti, che promettono felicità senza darla realmente, che ci illudono di allargare le nostre conoscenze grazie all’intelligenza artificiale che però rischia di dominarci anziché liberarci e di darci in mano ai pochi che ne posseggono la proprietà … oppure camminando come nel deserto cioè andando a fondo nelle cose che viviamo, esaminando noi stessi per comprendere ciò che alberga nel nostro cuore e mettere in discussione l’immagine di noi stessi e anche l’immagine di Dio che spesso sono ancora immagini che trasudano di onnipotenza e sopruso e si cibano di calcoli e menzogne.
Dio, dunque, per questo mette alla prova il suo popolo. Non perché si diverta ma perché l’uomo, camminando nel deserto, spogliandosi di tutte le false sicurezze che si è costruito, impari a conoscere e a riconoscere la sua condizione di uomo. Nel deserto possa riconoscere il proprio limite, impari a misurare le sue speranze non in base a chi crede e propone il superfluo, a chi è sazio ma in realtà è disperato – come avrebbe detto il Cardinale Biffi di venerata memoria – ma possa riconoscere quelli che sono i suoi bisogni fondamentali: il pane da mangiare e l’acqua da bere!
Nell’esperienza del deserto, là dove non c’è nulla che cresce, là dove solo si cammina come dopo la Messa anche noi cammineremo, l’uomo ritrova Dio, scopre che solo Dio è Dio, capace di nutrire e dissetare, saziare e amare.
Il vero credente dovrebbe sempre essere capace di ricordare come nel deserto della sua vita, un giorno, Dio sia stato capace di far sgorgare per lui acqua dalla roccia e nutrirlo con la manna: un cibo che lui non conosceva e che prefigurava l’Eucaristia, il luogo per eccellenza dell’amore di Dio per noi. L’Eucaristia che ci rimanda all’amore di un Dio creatore e Padre che dopo averci creati liberi, liberi anche di peccare, non ci abbandona. Ci fa camminare nella vita e ci chiede di non guardare troppo a ciò che in essa ci distrae da noi e da Lui per comprendere come con il dono del suo Figlio Gesù, Parola che si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi, con il dono del suo Figlio Gesù che ha patito, è morto e risorto per amore nostro, ci viene donato questo Suo amore per sostenerci nel cammino e nutrirci di verità e non di effimero.
Così come avvenne ad Elia quando si trovò nel deserto in preda alla disperazione e desideroso solo di morire. A lui Dio inviò il suo angelo per sfamarlo e dissetarlo, e dargli la forza necessaria per camminare ancora in terra deserta e solitaria fino al monte di Dio. Una metafora che rappresenta bene la vita dell’uomo e ciò che stasera celebriamo.
Sì, Gesù, è il pane della vita che si dona a noi con il suo corpo ed il suo sangue per sostenerci nel cammino della vita. Lui è il pane del cammino.
Nel Vangelo, alle folle che andavano da Lui attratte dai suoi prodigi, un po’ come noi quando viviamo una religiosità che non è fede ma è un cercare Dio solo per una grazia, un miracolo, per avere un po’ di fortuna o di salute … per soddisfare gli appetiti umani, per quanto essi possano apparire importanti, Gesù rivolge il discorso del pane di vita presentandosi come il pane vivo: “Io sono il pane della vita: chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete” (Gv 6,35). “Mangiare la carne del Figlio dell’Uomo e bere il suo sangue” fa certamente riferimento all’Eucaristia e Gesù assicura che questo cibo, e non altri, dona quella vita che l’uomo in fondo cerca da sempre, una vita che và ben al di là delle stagioni.
Cari amici, l’uomo da sempre intraprende pellegrinaggi alla ricerca della vita. Da sempre ha lottato e lotta per superare la sua condizione di essere segnato dall’inconsistenza e dalla morte. A questa condizione umana risponde il mistero eucaristico che è la celebrazione della vittoria della vita sulla morte. Basta solo che come ci ha detto il Vangelo rimaniamo in Lui: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue – ci ripete stasera Gesù – rimane in me ed io in lui”. A noi uomini non è dato di rimanere, solo Dio rimane. Eppure se partecipiamo all’Eucaristia riceviamo un dono di vita che non si esaurisce perché è dono di Dio.
Rimaniamo dunque nell’Amore che è il contenuto dell’Eucaristia e camminiamo nell’Amore!
Tra poco ammetterò tra i candidati al sacramento dell’ordine del diaconato permanente un nostro fratello sposato, padre di famiglia, della Parrocchia di Santa Maria Goretti dove è catechista insieme alla sua sposa e che anima la Caritas parrocchiale di San Giuseppe Artigiano: Andrea Paoloni.
Nel cammino della vita hai incontrato il Risorto in particolare nell’Eucaristia alla quale partecipi pressoché quotidianamente e adori. Hai scoperto così cosa essa sia: amore grande, puro, generosissimo di Dio. Amore che sazia più di ogni altra cosa e rende significativa la vita se anch’essa si fa eucaristia, ossia servizio d’amore al prossimo. Hai compreso come Gesù abbia spiegato il senso dell’Eucaristia attraverso il gesto della lavanda dei piedi ed ora nel cammino della tua vita ti poni nel solco di amore scavato da Dio per conformarti sempre più a Lui e per essere a tua volta testimone del Suo amore che si ha lasciato nell’Eucaristia.
Procedendo nel tuo pellegrinaggio verso l’eterno ricordati sempre di come Dio ti stia mostrando come solo Lui dia senso alla vita e preparati bene con lo studio e la preghiera perché una volta diacono tu possa con i fatti oltre che con le parole farti anche tu Eucaristia per i fratelli e le sorelle in umanità, indicatore con la vita di ciò che è essenziale, indispensabile, l’unico necessario: il suo Amore che sempre ricrea dopo il peccato, ama ed accompagna.
È quanto auguro a te ma anche a ciascuno di noi stasera mentre ora ci apprestiamo a consacrare il pane e il vino, a condividerlo affinché ci sentiamo sempre più in comunione tra noi e Lui che si dona a noi e per poi portarlo per le strade affinché tutti comprendano anche tra il caos che attraverseremo – segno di come l’uomo di oggi vive – ciò che è essenziale: Dio, sì il Dio di Gesù Cristo, il Verbo che si è fatto carne per amarci ed essere fino alla fine dei tempi il Dio con noi e per noi. Amen.
+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina











