San Vittorino Romano, Santuario Nostra Signora Di Fatima, Domenica 17 Maggio 2026
Cari fratelli e sorelle,
in questa solennità dell’Ascensione al Cielo di Nostro Signore Gesù Cristo, celebriamo l’istituzione di nuovi Ministri Straordinari della Santa Comunione mentre altri, già a suo tempo istituiti, rinnovano il mandato.
È significativo che questa celebrazione avvenga oggi, Solennità dell’Ascensione, nella quale contempliamo il Risorto che torna nel mondo di Dio, manda i suoi a fare discepoli tutti i popoli insegnando loro a osservare tutto ciò che Lui ha comandato, e dice loro e anche a noi “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” come a dire che il cristiano è sì mandato per una specifica missione nel mondo – per voi oltre a quella di essere in gran parte, sposi, padri e madri di famiglia, consacrate – anche quella di essere Ministri straordinari della Santa Comunione, ma con una certezza: nella missione non siamo soli. Lui, asceso al Cielo, tornato del mondo di Dio non ci abbandona, anzi ci assicura: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”!
Il Vangelo di Matteo che oggi ci è stato proclamato è l’unico – tra i sinottici – che non ci racconta l’episodio dell’Ascensione che invece ci è stato presentato nella prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli. Non ci presenta la descrizione dell’episodio ma ce ne svela il significato profondo ed è su questo che vorrei riflettere con voi.
Ci troviamo alla conclusione dell’avventura terrena di Gesù e proprio a questo punto inizia l’avventura cristiana, la nostra avventura! Dio passa dall’”Io sono” di Esodo 3,14 a “Io sono con voi” per sempre del Vangelo.
Matteo ci ricorda che i discepoli erano 11. Dopo aver dato la sua vita per amore, aver sconfitto la morte con la sua risurrezione e aver riportato la vittoria dell’amore, Gesù si ritrova con una comunità mancante. Una comunità non più di 12 ma di 11… perché nonostante la salvezza realizzata e portata da Gesù, la comunità cristiana sarà sempre mancante, non sarà mai perfetta perché fatta di uomini e donne come noi, come voi, carissimi amici a cui oggi la Chiesa affida un ministero, un servizio: quello di portare la comunione ai fratelli anziani o ammalati e di distribuirla in caso di necessità nell’assemblea liturgica.
Vedete: la comunità cristiana non è e non sarà mai perfetta, ma la cosa straordinaria è che il Risorto continua ad amarci così come siamo, ad aver fiducia di noi. La fedeltà di Dio si manifesterà sempre proprio a questi discepoli incompleti, infedeli e poveri.
E questa Chiesa è e sarà sempre una Chiesa composta da discepoli e non Apostoli. Discepoli che devono sempre imparare, come auspico vi sentiate tutti voi, cari istituendi Ministri straordinari della Santa Comunione. Discepoli che non si fermano mai di indagare sulla verità, che si scoprono sempre poveri e necessitano di essere istruiti tanto più quanto più è grande il mistero che portano, il mistero del Corpo e Sangue del Signore. Mistero da celebrare – guai se voi mancaste alla celebrazione eucaristica domenicale dopo la quale porterete la santa comunione ai malati delle vostre comunità – mistero da adorare affinché tra voi e l’Eucaristia vi sia come un unico respiro, il respiro dell’amore da far respirare a chi incontrerete nel vostro servizio.
Discepoli che pongono continuamente domande e così sono sapienti secondo la Bibbia e non stolti che pensando di sapere tutto non possono più essere raggiunti dall’amore di Dio che è sempre nuovo, abbondante, che dà sempre di più di quanto ci attendiamo se immaginiamo di sapere già tutto.
Ebbene, tornando ai nostri discepoli del Vangelo, essi tornano in Galilea, ossia nel luogo del quotidiano, delle relazioni, della fatica del vivere ma dove il Signore ha scelto di apparire Risorto quando disse, il mattino di Pasqua, alle donne: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea; là mi vedranno” (Mt 28,10). Vadano in Galilea ossia nella quotidianità della vita, vadano ad incontrare le differenze dell’altro, vadano dove si incontrano diversi volti e persone. “Là mi vedranno” perché il Signore è il Figlio del Padre e lo si incontra solo nei fratelli.
Ma, ancora, non basta andare nella Galilea delle genti per fare l’esperienza dell’incontro con Cristo occorre, come occorrerà anche per voi, cari istituendi Ministri della Santa Comunione, salire sul monte che Gesù aveva loro indicato (v.16).
Nel Vangelo di Matteo quando si parla di monte si indica sempre il monte delle Beatitudini dove Gesù ha detto la Parola e ha lasciato la sua Parola .Pertanto vorrà dire che il Signore lo incontrerò, lo incontreremo ogni volta che ascolteremo la sua Parola, il Vangelo che ci svela la verità su Dio, su me stesso e sugli altri. Cari amici come vorrei che voi, Ministri Straordinari della Santa Comunione, foste i primi a nutrirvi quotidianamente della Parola di Dio: innanzitutto per voi ma poi anche per condividerla con coloro a cui porterete in spirito di servizio la Santa Comunione! Vorrei tanto che questa Parola ogni giorno di più diventasse vostra, divenisse il vostro volto, il vostro modo di essere affinché chi riceverà da voi la Santa Comunione non incontri un burocrate freddo, frettoloso, ma una espressione del volto misericordioso di Dio. Di un figlio di Dio che è diventato tale perché ha ascoltato la voce del Figlio!
È sul monte che i discepoli videro Gesù – ci dice il Vangelo – e vedendolo lo adorarono (si prostrarono), unico atteggiamento degno dell’uomo. Un animale, infatti, non potrà mai adorare.
Ma proprio in questo momento di massima unione, di completezza di desideri, al termine di una compagnia durata da anni, Matteo ci dice che “essi però dubitavano” (v.17). Come a dire che anche nell’esperienza più alta della fede c’è e ci deve essere sempre l’esperienza del dubbio. Il dubbio che recandovi dai malati, dagli anziani, spesso incontrerete. La fede è atto di fiducia, di affidamento scaturito dall’amore ricevuto. E l’amore, per definizione, lascia libero, è sempre libera adesione e non scadrà mai in costrizione. Una fede che non passa dal vaglio del dubbio non sarà mai una fede seria.
Ora, così, i discepoli fanno esperienza di Gesù, ma soprattutto comprendono quale è il vero potere che è in grado di assicurare la vita. Gesù afferma di avere ricevuto in mano “ogni potere in cielo e sulla terra” (v.18). Ma di quale potere si tratta? L’unico possibile a Dio: il potere della misericordia e del perdono, il potere di lavare i piedi dei discepoli e di dare il boccone a Giuda, cioè di amare il nemico. Ed è lo stesso potere che possiede il Padre che sta nei cieli e che Gesù ha esercitato sulla terra.
L’incontro con Gesù nella sua Parola e vivere la logica del Vangelo muove necessariamente alla missione. Sì, cari istituendi Ministri, la vostra missione sarà vera ed efficace tanto più quanto più partirà dall’incontro con Gesù e dall’ascolto – che significa obbedienza, messa in pratica – del Vangelo. E se scopriremo che Dio è Padre amante, che io sono figlio amato; l’altro, allora, sarà necessariamente un fratello da amare così come lo ama il Padre comune. Con questo spirito accostatevi a coloro a cui porterete la Santa Comunione: vi accosterete a fratelli e sorelle da amare. Amare nella concretezza che non si limiterà solo al portare la comunione ma ad ascoltare, ad aiutare concretamente nelle necessità quotidiane di chi è malato o anziano e spesso solo, a far sentire chi incontrerete parte della comunità cristiana e a far sentire a tutta la comunità cristiana che quel malato, quell’anziano a cui porterete la Comunione non è cosa vostra ma è un fratello di tutti e tutti ce ne dobbiamo prendere cura. Ogni tanto, durante la Messa o nei Consigli Pastorali parrocchiali portate notizie dei vostri malati, degli anziani che servirete e, viceversa, portate loro le notizie della comunità cristiana.
Gesù asceso al Cielo, tornato nel mondo di Dio ci manda in missione. Ossia ci chiede di testimoniare con la vita la bellezza di vivere uno stile di vita diverso, “altro”, luminoso, bello. Èquesta testimonianza dell’amore fattivo che tutti i cristiani sono inviatati a portare dal Risorto e che stasera la Chiesa chiede di portare soprattutto a voi affidandovi la Santa Comunione da distribuire e portare a chi la desidera. Portare questa testimonianza vuol dire immergere l’altro in questa medesima esperienza, inondarlo di questo amore: questo è il significato originario di battezzare. Si battezza l’altro ogni volta che lo si immerge nell’amore con cui lo si sta amando, facendogli fare l’esperienza di cosa vuol dire essere amato: vi è un Padre che ama attraverso il proprio Figlio, e il frutto di questo amore che è lo Spirito Santo, ora diventa parte dell’amato.
Questo raggiungere l’altro con l’amore è assolvere alla richiesta di Gesù quando ci invita a “insegnare loro ad osservare tutto ciò che ci ha comandato” (cfr v.20). Gesù non ci ha comandato altro che di amarci a vicenda (Gv 15,14). Ora non vi è altro modo di insegnare ai fratelli il comando dell’amore che amandoli sino alla fine.
E per fare questo Gesù non ci abbandona. Ascende al Cielo, entra nel mondo di Dio da cui è venuto ma ci dice anche: “Io sono con voi” (v.20b). Il lasciarci di Gesù è la sua presenza in noi. Attenzione: non dice io sono con te ma con voi… come a dire sarò con/in voi solo nel momento in cui vi amerete da fratelli. Sono con/in voi nel vostro amarvi vicendevolmente. È l’augurio e l’auspicio che faccio a voi, cari istituendi Ministri. Che amando i fratelli che servirete portando loro la Santa Comunione voi possiate scorgere nel loro volto il volto di Gesù e loro possano scorgere questo volto nel vostro volto.
In questa esperienza di amore vicendevole, di realizzazione delle parole di Gesù: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40) Dio rimarrà in noi per sempre, “fino alla fine del mondo”, fino al compimento della storia – che non sarà la distruzione del tutto – ma l’abbraccio eterno del Padre.
Cari fratelli e sorelle, cari istituendi Ministri della Santa Comunione: saliamo sul monte, ascoltiamo la Parola; se questa Parola diventerà nostra carne e nostro sangue allora saremo abilitati all’amore; se ameremo con lo stesso amore del Padre che è misericordia e perdono, allora saremo in grado di salvare il mondo da una fine tragica. Vivremo uno stile di vita diverso, divino e sperimenteremo il mondo andare verso un compimento di bene, verso la sua piena realizzazione. Amen.
+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina











