Tivoli, Parrocchia di Santa Maria Maggiore, Venerdì 15 agosto 2025
Signor Sindaco, cari fratelli e sorelle!
La solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria al Cielo in anima e corpo assume un significato particolare in questo anno giubilare.
Stiamo celebrando il Giubileo il cui tema è “Pellegrini di speranza” o “Pellegrini nella speranza”.
Ma, verso quale speranza peregriniamo? E con quale speranza camminiamo qui, nell’oggi della storia di cui siamo protagonisti?
Forse, spesso, lo dimentichiamo. Noi cristiani speriamo come sperano tanti altri in piccoli successi mondani, in fortune umane che poi si sciolgono come la neve al sole. Intendiamoci: spesso speriamo in cose legittime. Speriamo in un po’ di salute, una casa, un lavoro, un mondo di affetti ricevuti e da ricambiare, un po’ di denaro … cose buone ma che spesso anch’esse finiscono o non ci soddisfano pienamente.
C’è poi chi spera in cose illegittime, chi spera in felicità che si costruiscono calpestando la dignità altrui o cercando di guadagnare ricchezza e felicità ricorrendo a mezzi che anziché dare felicità distruggono l’uomo, i rapporti umani, calpestano i diritti altrui …
Tutte speranze belle ma fatue, speranze di alcuni giorni, mesi, anni, forse anche di una vita intera, ma che poi si arenano o cessano quando inevitabilmente giunge la morte, sorella morte, come la chiamava San Francesco d’Assisi.
E allora in cosa sperare?
La solennità dell’Assunzione di Maria al Cielo ci invita ad alzare lo sguardo e a sperare che dopo la nostra morte, come Lei, anche noi saremo in quella pienezza eterna di vita nella quale, primo tra tutti, è entrato Cristo con la sua Risurrezione e Ascensione al Cielo e poi è entrata Maria che, come leggiamo nella Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus, con la quale il 1° novembre 1950 Papa Pio XII proclamava il dogma dell’Assunzione di Maria al Cielo, «l’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità “con uno stesso decreto” di predestinazione, immacolata nella sua concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità, generosa Socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli».
Ecco, dunque la nostra speranza, essere un giorno con Maria là dove tutto è eterno, dove l’amore trinitario è perfetto e desidera abbracciarci per sempre.
Come Gesù è risorto e asceso al Cielo, così Maria è assunta in Cielo e diviene speranza che anche noi siamo destinati al Cielo, destinati all’eternità.
C’è tuttavia una differenza grande tra quello che si dice di Maria che è una creatura – pur bella, la più pura, ma pur sempre creatura – e quel che si dice di Gesù, che è il Signore, vero Dio e vero uomo, generato non creato, della stessa sostanza del Padre.
Il Signore ascende, Maria è assunta. Il primo è attivo, la seconda è passiva. Ed in questa differenza sussiste una chiave luminosa per la nostra fede.
Il Cielo non è una cosa a cui arrivare ma a cui farsi portare.
Nel Vangelo di Giovanni leggiamo: “Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo” (Gv 3,13).
Vedete, sicuramente dobbiamo darci da fare nel vivere la vita cristiana al meglio ma le nostre iniziative spesso non ci portano lontano anzi, a volte, il nostro ego fa sì che se facciamo una cosa buona subito la facciamo conoscere, subito ce ne appropriamo per alimentare e sostenere il nostro io. E spesso tante nostre iniziative sono imperfette, a volte conducono al fallimento …
Nel Cielo noi saremo assunti e non ci arriveremo mai per i nostri sforzi, per i nostri meriti. Siamo e saremo sempre salvati, non ci salviamo e non ci salveremo mai da soli.
Certamente è una logica difficile da vivere ed accettare perché per entrarvici occorre entrare nella logica di Maria che è quella del decentrarsi.
Il Vangelo del giorno dell’Assunzione ci ha fatto ascoltare il Magnificat. La Madre di Gesù proclama: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”. È un canto, il suo, pieno di gioia perché è umile e sa riconoscere che le grandi cose non le facciamo noi ma le fa l’Onnipotente. Maria ci insegna che non è Lei il fulcro di ciò che le sta capitando e così è per noi. La Madonna fin dall’inizio lascia il centro della scena. Non dice: “Ora faccio questa cosa bella, dico di sì all’Angelo che mi annuncia che diverrò la Madre del Signore e vedrete che brava che sono …”. No. Bensì dice: “Avvenga di me secondo la tua parola!”. Solo con questa frase Dio può entrare nel mondo. Solo questa è la strada attraverso cui Dio può fare grandi cose in noi.
Le cose più grandi Maria ci insegna che si fanno accogliendo la volontà di Dio, lasciandolo fare, decentrandosi. E la volontà di Dio è che nessuno vada perduto, che tutti in Cristo partecipino della vita eterna.
Il Magnificat proclama una vita dove ci si lascia correggere, dove i superbi sono dispersi e gli umili innalzati. La vita diventa bella perché si accoglie l’amore di Dio, la sua volontà su di noi, perché impariamo a essere contenti di dove Dio ci ha messi, impariamo ad amare le persone per quel che sono, a cogliere la sua grazia presente nelle cose, a vivere nella realtà. E così, siamone certi, un giorno, come Maria, saremo anche noi là dove è già Cristo e dove Lei, che si è lasciata condurre dalla volontà di Dio, siede Regina per sempre alla destra del Signore. Amen.
+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina











