Omelia nella Solennità di Sant’Agapito 2025

Palestrina, Cattedrale di Sant’Agapito Martire, Lunedì 18 agosto 2025

Signor Sindaco, illustri autorità, sacerdoti e diaconi, fratelli e sorelle nel Signore.

Celebriamo oggi la solennità di Sant’Agapito nostro Patrono.

Un giovane che arrivato alla fede tramite una serie di incontri e relazioni con la comunità cristiana di Roma, rimase fedele a Cristo fino alla morte.

Sì, se noi oggi, a distanza di secoli, siamo ancora qui a celebrarlo, a ricordare la sua fede in Cristo che non cedette di fronte alle minacce di Aureliano e dei suoi funzionari che desideravano abbandonasse la fede cristiana più per ragioni di interesse economico che per motivazioni religiose, che non cedette nemmeno davanti alle lusinghe del benessere e della ricchezza del tempio della dea Fortuna primigenia …, è perché la sua perseveranza nel seguire Cristo e il suo Vangelo, fino alla fine, è stata per i nostri avi fino a noi testimonianza feconda. La sua speranza nel Risorto, speranza piena di immortalità, è stata contagiosa. Il suo essere consapevole che se Dio è per noi nessuno sarà contro di noi, che nessuno potrà mai separarci dall’amore di Cristo per noi perché il suo amore verso l’uomo è fedele per sempre e lo accompagna nel cammino della vita e sarà pieno nell’eternità, lo ha reso un cristiano vero. Un cristiano che anche oggi ci invita ad uscire da una tradizione di venerazione di Agapito un po’ stantia, da una fede tradizionale e che a volte rischia di aver dimenticato perché siamo cristiani, per vivere una fede vera, giovane, per farci camminare da cristiani nell’oggi della nostra storia, la nostra povera storia, guardando al futuro con speranza.

Tertulliano, che morì nel 240 dopo Cristo, diceva: “Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”. Se siamo qui è dunque certamente anche grazie al sangue e alla testimonianza di fede del martire Agapito di cui noi siamo eredi. Una eredità della quale dobbiamo essere consapevoli e grati, umili ma nello stesso tempo fieri non tanto di dirci quanto di essere cristiani.

Agapito è stato un Santo che ha preso sul serio il suo essere battezzato, il suo essere immerso nella vita divina che grazie alla Pasqua di Cristo ci avvolge e viene in noi, e così non solo ha vissuto concretamente il Vangelo ma ha saputo seguire il suo Maestro fino all’estrema conseguenza, fino al massimo della testimonianza: il martirio!

In questi giorni, cari amici, mi sono domandato: e noi?

Noi stiamo prendendo sul serio il nostro battesimo?

Viviamo una vita cristiana senza compromessi, una vita cristiana non tanto piena di parole quanto di fatti, sì da essere capaci di attrazione? Sì da essere capaci di attrarre a Cristo quanti non lo conoscono o lo hanno dimenticato? Quanti entrano a vario titolo in relazione con noi?

Il 15 agosto scorso ho pubblicato la Lettera Pastorale dal titolo: “Voi siete stirpe eletta, regale sacerdozio, nazione santa” (1 Pt 2,9) che potete trovare sul sito della Diocesi di Tivoli e di Palestrina e che vi invito a leggere proprio perché ritengo che in questo anno pastorale che sta per iniziare sia quanto mai indispensabile riscoprire e vivere in ogni comunità parrocchiale, associazione cristiana e a livello personale il nostro battesimo.

Vedete, nella Chiesa oggi si parla molto di sinodalità, di corresponsabilità nel vivere e testimoniare la fede camminando insieme: vescovi, preti, diaconi, consacrate e consacrati, fedeli laici. È giusto, è bello, nella Chiesa pur con diverse responsabilità e carismi occorre sempre più imparare a stare insieme, a pensare insieme, a testimoniare insieme il Vangelo e a dividere insieme le responsabilità di ogni tipo. Ma tutto questo non parte da buona volontà – che pure è necessaria – ma dalla nostra risposta all’amore che Dio ci ha mostrato in Cristo morendo e risorgendo per noi. Un amore che ci ha toccati nel giorno del Battesimo e che continua a toccarci ogni volta che riceviamo l’Eucaristia – che prolunga il dono dell’amore di Dio per noi ricevuto nel Battesimo – una risposta d’amore che se vissuta con autenticità, gioia, slancio, porta alla testimonianza, alla assunzione di responsabilità nella Chiesa e fuori dalla Chiesa, porta a vivere una autentica fraternità, a volte può portare anche oggi al martirio così come porta tanti fratelli e sorelle in terre dove i cristiani sono ancora oggi perseguitati ma anche a quel martirio del vivere la fede nella quotidianità, nelle prove, con pazienza e speranza che è molto più comune.

Per vivere la testimonianza cristiana, riscopriamo dunque il Battesimo. Quel Battesimo che ha vissuto Agapito e che deve vivere ciascuno di noi.

Il Battesimo che, come ebbe a dire Papa Benedetto XVI – inserisce nella comunione con Cristo e così dà vita, la vita! Il Battesimo che è un dono; il dono della vita. Ma che essendo dono deve essere accolto, deve essere vissuto. Papa Benedetto diceva: «Un dono di amicizia implica un “sì” all’amico e implica un “no” a quanto non è compatibile con questa amicizia, a quanto è incompatibile con la vita della famiglia di Dio, con la vita vera in Cristo». E riferendosi al secondo dialogo proposto dalla liturgia battesimale, ossia quando il ministro del battesimo pone ai genitori o al battezzando se è adulto le domande riguardanti l’adesione alla fede e la rinuncia al peccato, continuava: «E così, in questo secondo dialogo, vengono pronunciati tre “no” e tre “sì”. Si dice “no” e si rinuncia alle tentazioni, al peccato, al diavolo …» E solo comprendendo questi “no” possiamo capire che cosa vogliano dire i “sì”. Papa Benedetto diceva ancora: «Nella Chiesa antica questi “no” erano riassunti in una parola che per gli uomini di quel tempo era ben comprensibile: si rinuncia alla “pompa diabuli”, cioè alla promessa di vita in abbondanza, di quell’apparenza di vita che sembrava venire dal mondo pagano, dalle sue libertà, dal suo modo di vivere solo secondo ciò che piaceva […] – e il Papa continuava – E se adesso riflettiamo, possiamo dire che anche nel nostro tempo è necessario dire un “no” alla cultura ampiamente dominante della morte … Per questo il “sì” cristiano è un grande “sì” alla vita» (Benedetto XVI, Omelia dell’8 gennaio 2006).

E così con il Battesimo, ricevendo la grazia di Dio, innestati in Cristo, come troviamo scritto in alcuni testi religiosi e filosofici del II secolo “siamo diventati non solo cristiani, ma Cristo”. Ossia si è instaurato tra noi battezzati e la persona del Signore un rapporto vivo, di comunione così che dal giorno del battesimo in poi non siamo più noi a vivere per noi stessi ma vive in noi Cristo e dobbiamo lasciarlo fare, essere semplicemente suoi collaboratori, perché viva in noi la filiazione divina, la consacrazione e la missione nello Spirito Santo e diveniamo autentici, responsabili, testimoni del Risorto.

Cari fratelli e sorelle, ne siamo consapevoli?

La memoria di Sant’Agapito, il suo eroico esempio di fedeltà a Cristo, ci aiutino a porci tale domanda e a intraprendere un cammino di riscoperta del nostro battesimo, cammino che è da proporre a quanti vengono a chiedere il battesimo per i loro figli o, ormai adulti, per loro stessi. Non bastano alcuni – spesso, purtroppo, pochi – incontri e poi si battezza e si abbandonano i genitori a loro stessi. Oggi non può più essere così. Fino a qualche anno fa, in una cultura prevalentemente cristiana, si poteva amministrare il Battesimo in forma privata e anche con poca preparazione. La vita cristiana la si sarebbe poi appresa dall’esempio della famiglia, dalla parrocchia, dalla scuola, da altre agenzie educative che, almeno in Italia, parlavano tutte più o meno un medesimo linguaggio.

Oggi no, viviamo immersi in una cultura dove Dio è messo in disparte e quindi occorre che il Battesimo sia proposto, scoperto o riscoperto come scelta di vita personale o da fare in vece dei figli con l’impegno di educare progressivamente alla fede i medesimi bambini man mano che diverranno adulti.

Che per intercessione del Martire Agapito ciò si possa realizzare affinché quanti abitano nella nostra Chiesa di Palestrina e in quella sorella di Tivoli possano scoprire la forza della testimonianza cristiana che deriva dal Battesimo e dal lasciare che lo Spirito del Padre nostro parli in noi e attraverso di noi perseverando nella fedeltà a Cristo e all’uomo fino – se fosse necessario – al martirio sicuri che chi persevererà sino alla fine, come ha detto Gesù, sarà salvato. Amen.

+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina