Sabato 30 maggio i diaconi si sono incontrati nel monastero di Santa Scolastica, a Subiaco, nel quinto ritiro dell’anno presso i luoghi dello spirito.
Il ritiro, tenuto da Mons. Domenico Cauteruccio,è iniziato con una bellissima riflessione sulla vita e sulla spiritualità di San Benedetto. Tanti sono stati gli spunti di riflessione ma uno in particolare sembra avere colpito l’interesse dei presenti: il celebre motto benedettino Ora et labora (“Prega e lavora”).
Esso rappresenta ancora oggi una sintesi straordinaria della vita cristiana e può essere considerato anche l’habitus ideale del diacono. Non si tratta semplicemente di alternare momenti di preghiera e attività, ma di vivere entrambe le dimensioni come parti inseparabili di un’unica vocazione al servizio di Dio e della comunità.
Il diacono, infatti, è chiamato a essere uomo di preghiera. La sua prima responsabilità non è l’organizzazione pastorale né l’efficienza delle attività, ma la relazione viva con il Signore. Senza questo radicamento spirituale, il rischio è quello di trasformare il servizio ecclesiale in un semplice impegno sociale, perdendo la dimensione evangelica che lo sostiene.
Allo stesso tempo, il diacono è chiamato al labora, al lavoro inteso come servizio concreto. La sua missione si realizza quando si fa testimone del Vangelo in famiglia, nei luoghi del suo lavoro e nel servizio agli altri.
Il lavoro del diacono è finalizzato alla costruzione del bene comune e alla crescita della Chiesa. Come insegna la tradizione benedettina, il lavoro diventa esso stesso una forma di preghiera quando è vissuto con spirito di offerta e carità.
L’equilibrio tra queste due dimensioni è fondamentale. La preghiera autentica conduce sempre all’incontro con i fratelli, mentre il servizio trova nella preghiera la sua forza e il suo orientamento.
San Benedetto insegnava che la comunità viene prima delle preferenze personali. Anche il diacono è chiamato a mettere i propri talenti a disposizione delle necessità della Chiesa, accogliendo con generosità i compiti che gli vengono affidati. In questo modo diventa segno di una fede incarnata, capace di unire contemplazione e azione.
L’habitus ideale del diacono, dunque, è quello di un uomo che prega e lavora, che ascolta Dio e serve i fratelli, che trova nella Parola la luce per affrontare le sfide quotidiane. In Ora et labora si racchiude una vera scuola di vita cristiana e ministeriale, capace di formare servitori fedeli, maturi e autentici testimoni del Vangelo.
La giornata è poi continuata con la visita guidata nel monastero dove i monaci, nella loro semplicità,diederoinizio a una nuova forma di vita che si diffuse rapidamente. Attorno ai monasteri sorsero villaggi, scuole, ospedali e centri di cultura. I monaci insegnavano non solo la fede, ma anche l’arte, il lavoro e la vita comunitaria. Da questaesperienza nacque,e ancora oggi è viva,una vasta opera di evangelizzazione e di crescita civile.
Il nostro momento è continuato con il pranzo, offertoci dal padre Abbate e dalla comunità monastica a cui va tutta la nostra gratitudine per la bellissima accoglienza ricevuta.
Con grande gioia, infine, abbiamo accolto la notizia che domenica 7 giugno, verrà ammesso agli ordini sacri per il diaconato Andrea Paoloni. A lui e alla sua famiglia arrivi la nostra preghiera, ogni benedizione e l’augurio di un bellissimo cammino verso l’ordinazione diaconale, sotto il manto della Madre della Chiesa e nostra Signora di Quintiliolo.
Alessandro Sestili,
diacono permanente in servizio presso S. Giuseppe Artigiano in Villanova di Guidonia




