venerdì, 3 Dicembre 2021
Il Vescovo Mauro Parmeggiani

 

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Arcinazzo Romano - S. Maria Assunta

CONTATTI

Vicaria: Quinta
Indirizzo: Via S. Maria 1
(00020) Arcinazzo Romano (Rm)
Tel./Fax: 0774 808696

sacerdoti

Amministratore Parrocchiale: Don Crispin Bunyakiri Mukengere

Orari S. Messe

PERIODO INVERNALE
Festivi: -
Pre-festivi: -
Feriali: -

PERIODO ESTIVO
Festivi: -
Pre-festivi: -
Feriali: -

Cenni Storici

La chiesa più antica di Arcinazzo Romano, paese conosciuto anche con il nome “Ponza”, era intitolata a Sant’Andrea; si hanno notizie di essa unicamente perché nel “Reggistro sublacense” risulta la consegna fatta da franze Ponzo “de sedime ad donum faciendum qui est positum in Ponza iusta ecclesia sancti Andree”. In nessun altro documento viene citata né fatta mansione di questa chiesa, a meno che non si tratti della chiesa che successivamente venne intitolata a Santa Maria Assunta, forse nel periodo in cui si diffuse più intensamente il culto dell’Assunzione. La chiesa di Santa Maria sorse sicuramente quasi al centro dell’antico e primo nucleo abitato ed è, quindi, di epoca medioevale. Considerando che nel 967 Ponza viene menzionata come un “casale” e nel 973 come “fundum” e che l’incastellamento è della prima metà del secolo XI, si può ritenere, quasi certamente, che lo sviluppo del “Castrum” all’interno del quale venne edificata la chiesa di Santa Maria avvenne nel periodo in cui Ponza, e anche Affile, fu teatro di lotte tra abati di Subiaco e Ildemondo, capostipide della famiglia del Papa Alessandro IV, nato a Jenne (1254 – 1261). La chiesa di Santa Maria viene menzionata per la prima volta nel 1327. La Travaini, rifacendosi all’archivio di Santa Scolastica, così scrive: “S. Maria sorge al centro del “Castrum”, la prima mansione a noi nota è del 1327 e da questa data compare come il centro politico e religioso di Ponza”. Soltanto nel 1468 compare un’altra citazione e riguarda una “cella” vicino alla chiesa di Santa Maria. Si tratta certamente di una cappellina che esisteva vicino alla torre campanaria dove attualmente si trova, pressappoco, la cappella con il quadro di San Giorgio. È certo che la chiesa di Santa Maria in origine venne costruita con archi di stile gotico, secondo tipi di altre chiese della zona sublacense e in particolare come quella di Santa Maria di Affile e quella duecentesca del monastero di Santa Scolastica.

Il toponimo Arcinazzo Romano è il centro più elevato della valle dell’Aniene e si è sempre trovato in una posizione di confine a partire dall’antichità, prima tra gli equi e gli ernici, poi, dopo molti secoli, tra lo Stato pontificio e la Campania marittima; tra le diocesi di Palestrina-Subiaco e Trevi-Anagni; tra la provincia di Roma e la Ciociaria. È raggiungibile da Roma, sia per la via Tiburtina Valeria che per l’autostrada Roma-L’Aquila, uscendo allo svincolo Vicovaro-Mandela. L’abitato è circondato da monti: a nord gli Affilani, col monte della Croce (metri 1158) e il monte delle Pianezze (metri 1332); ad est il monte Altuino; a sud la dorsale della Cima con il monte Scalambra (metri 1429) coperto di boschi, fonte di ricchezza per il paese con la produzione del legno. Il paese si chiamò Ponza d’Arcinazzo fino al 1892, forse da una famiglia Pontia che qui aveva vasti possedimenti. Un’altra probabile origine del nome si può “leggere” in un affresco del secolo XIV, che si trova nel chiostro cosmatesco del Monastero di Santa Scolastica a Subiaco. Lì sono raffigurati i castelli soggetti all’abbazia e tra questi quello di Ponza che reca sul vessillo un ponte, dal quale potrebbe anche derivare il primo nome. Per quel che riguarda il secondo nome, Arcinazzo, una etimologia dà Arx Mortii, rocca di Marzio, patrizio romano che possedeva terre nel sublacense. Una diversa ipotesi è che l’etimo provenga dal nome di una concubina di Claudio, chiamata Arcinia, che qui aveva una villa. La località fu infatti abitata per lungo tempo dai romani: la testimonianza più evidente è la grande villa imperiale posta a circa sei chilometri dall’abitato. Il territorio, come tutta la valle dell’Aniene, subì le invasioni dei barbari e le conseguenti distruzioni. Questi si accanirono in particolar modo contro i monasteri e i loro possedimenti. Del Castello di Ponza si hanno le prime citazioni soltanto a partire dal 923 e come castello fortificato è ricordato nel 1109. Si conosce inoltre il nome del signore di Ponza e Affile nella metà del secolo XI: si tratta di Ildemondo, capostipite della famiglia di Papa Alessandro IV, sulle cui origini non si sa nulla. Si è ipotizzata una sua provenienza dalla Longobardia minore, dopo la dispersione della dinastia capuana. Ildemondo fu osteggiato a lungo dall’abate di Subiaco, Giovanni V, che voleva riportare Ponza sotto il dominio dell’abbazia e a tal fine chiamò in suo aiuto Papa Pasquale II. Questi accorse in forze, Ildemondo fu sconfitto, il castello riconquistato e restituito all’abate. Dopo alterne vicende, nel 1176, per opera del Papa Alessandro III, Ponza e Affile rimasero definitivamente in possesso dell’abbazia sublacense. Nei secoli seguenti si avvicendarono numerose ribellioni contro i papi e gli abati commendatari. Va ricordata, da parte di Ponza e Affile, la distruzione del Castello di Roccasecca, sui monti di Roiate, per punire gli abitanti colpevoli delle continue scorrerie nelle vicine contrade. Nel 1435 Roccasecca fu assediata, conquistata e rasa al suolo; sulle sue terre fu sparso il sale e gli abitanti vennero deportati in centri vicini. Le notizie frammentarie relative a Ponza di Arcinazzo, per i secoli seguenti, sono sempre legate a quelle di Affile. Le due località dovettero godere per un certo periodo di una vita relativamente autonoma, seppur sempre legata a quella del Monastero di Subiaco, perché risultano soggette al pagamento di una tassa, prezzo della libertà comunale. Esiste anche uno statuto di Ponza datato al 1597. Fino alla fine del XVII secolo Ponza ebbe vari contrasti con il papato, poi divenne proprietà incontrastata del potere ecclesiastico e ne seguì le sorti.

Tra i beni monumentali del paese va menzionata la Chiesa di Santa Maria Assunta, di origine medioevale, parrocchiale del paese. Essa sorse poco dopo l’incastellamento di Arcinazzo, avvenuto nel XI secolo, e viene menzionata per la prima volta in un documento che si trova in Santa Scolastica a Subiaco (1327). La chiesa ha subìto almeno tre rifacimenti: la prima costruzione doveva essere molto modesta e in stile goticheggiante; nel 1575 vennero eseguiti dei lavori che la ingrandirono notevolmente; infine, negli anni tra il 1829 e il 1833, fu sistemata definitivamente nelle forme attuali. Il portale della chiesa fu aggiunto nel 1629 e proviene certamente dalla villa romana degli Altipiani di Arcinazzo, detta “di Traiano”. All’interno del tempio si trovano affreschi scomparsi durante i lavori di restauro del 1829, che erano stati affidati a tal Nicola Jona di Trevi nel Lazio. Egli giudicò che la chiesa, oltre ad essere troppo piccola, era anche in pessimo stato per cui, oltre ad ingrandirla, si dette a rifare l’antico pavimento, continuamente smosso per seppellirvi i morti. Oggi la chiesa si presenta a tre navate, con volta a botte, in stile neoclassico. L’altare è opera pregevole per i marmi rari provenienti dalla Villa di Traiano; la stessa provenienza hanno i tre capitelli, trasformati in acquasantiere. L’inferriata è stata realizzata da un artigiano di Subiaco nel 1922. Secondo alcuni studiosi la torre campanaria dovrebbe essere sorta in funzione della chiesa e non, come altri affermano, come opera di fortificazione del precedente antico castello, ora scomparso. L’ipotesi è suffragata dall’uso del materiale di costruzione della cella campanaria, il “cardellino” di Subiaco, più adatto alla costruzione di arcate che ad una struttura di difesa. La sopraelevazione con merli è del 1927. La copertura precedente era a capriate lignee, con quattro spioventi coperti di coppi di terracotta. Ci sono poi da ricordare la chiesa di San Giorgio e la chiesa di Santa Lucia. San Giorgio risale al 1575, ma venne rifatta nel 1957. Ha una sola navata col tetto a capanna e architrave di legno al l’interno. Al centro della navata è l’immagine di San Giorgio, insolitamente, rappresentato come cavaliere medioevale anziché, tradizionalmente, come cavaliere dell’esercito di Diocleziano. La chiesa si trova al di fuori del centro urbano ed è considerata “chiesa rurale”. La costruzione della cappella di Santa Lucia dovrebbe risalire al secolo XVI, grazie ai proventi di un lascito. Belli gli affreschi dell’interno raffiguranti i Santi Lucia, Caterina e Francesco, mentre, sulla volta, è dipinta la Vergine col Bambino. Attualmente la chiesa è dedicata ai caduti in guerra. Altri templi sono la chiesa della Croce la più recente di Arcinazzo, e quella di Sant’Antonio Abate, una specie di cappella situata all’ingresso del paese. Di grande interesse è il complesso dei resti della grande Villa imperiale, che si trova a sei chilometri circa da Arcinazzo, in località Altipiani di Pratolongo. Essa è costituita da terrazzamenti in opus incertum e da varie costruzioni. Gli scavi effettuati intorno agli anni Sessanta hanno liberato un peristilio e un ricco ninfea absidato con tre nicchie e una notevole decorazione marmorea, consistente in alcune mensole con la raffigurazione di due delfini intrecciati. Le dimensioni della villa e soprattutto il ritrovamento di alcune fistule acquarie di piombo, di bolli laterizi e monete hanno consentito di attribuire la villa all’imperatore Traiano, per quanto alcuni archeologi ne anticipano la costruzione al I secolo d.C. A circa trecento metri dalla villa, si erge la Torre Piè di Campo, di forma quadrangolare, con una sola porta di accesso e senza finestre. È ritenuta di origine medioevale e facente parte della schiera di rocche e torri difensive fatte costruire al tempo di Ildemondo.

VITA DI PARROCCHIA