venerdì, 3 Dicembre 2021
Il Vescovo Mauro Parmeggiani

 

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Canterano - S. Maria e S. Mauro

CONTATTI

Vicaria: Quinta
Indirizzo: Piazza del Castello 21
(00020) Canterano (Rm)
Tel./Fax: 0774 803203

sacerdoti

Amministratore Parrocchiale: Don Jean De Dieu Penga Matho

Diaconi in servizio:
Vincenzo Ruggeri

Orari S. Messe

PERIODO INVERNALE
Festivi: -
Pre-festivi: -
Feriali: -

PERIODO ESTIVO
Festivi: -
Pre-festivi: -
Feriali: -

Cenni Storici

In mezzo al paese si erge la chiesa parrocchiale dedicata a San Mauro Abate. La struttura si presenta in un’unica navata, con annesse al lato sinistro due Cappelle, una dedicata alla Madonna degli Angeli e una al Crocifisso. Il presbiterio è diviso dall’aula centrale da una balaustra in marmo pregiato, cosi come si presenta nel suo insieme tutto l’altare centrale. Dall’epoca romana fino al X secolo non ci sono notizie certe. La comunità politica e religiosa di Canterano, facente parte dei castelli appartenenti all’Abbazia di Subiaco, nei primi secoli dopo l’anno mille contribuì affinché essa raggiungesse il suo massimo splendore. La parrocchiale, il cui titolo è dedicato a Santa Maria e San Mauro ha subito attraverso il tempo notevoli trasformazioni, in modo particolare nel suo interno. La giurisdizione della Abbazia fu costantemente contrastata dal Vescovo di Tivoli, finché nel 1564 si raggiunse un accordo per un ministero spirituale del Vescovo tiburtino sui fedeli di Canterano. Nel 1638, con il beneplacito di Papa Urbano VIII, il paese ritornò definitivamente agli Abati sublacensi i quali lo governarono fino al 1753, anno in cui passò alla Congregazione del buon governo. Il paese è posto nell’alta valle dell’Aniene e si stende a ridosso del monte Ruffo. Il luogo fu certamente abitato già in età protostorica, come è testimoniato dalle asce di bronzo a margini rialzati rinvenute nel suo territorio e oggi conservate al Museo Pigorini di Roma. Non si conosce con certezza l’origine del nome. Per alcuni deriverebbe da “Kan”, capostipite della razza pelasgica e “terapne”, abitazione, quindi “dimora di Kan”. Altri ritengono che prenda il nome da un suo fondatore, tal Giovanni Di Camorrano. Un’altra derivazione, forse la più probabile, è quella che indica l’etimo mutuato dalla gente cantoria: cantori di chiesa a cui era stato affidato il dominio della cittadina. I primi abitanti avrebbero eretto a scopo difensivo quelle mura poligonali i cui resti si trovano nei pressi dell’attuale cimitero. Dopo di loro occuparono la zona gli equi, ostili a Roma, che combatterono a lungo finché non furono sottomessi alla fine del IV secolo a.C. A testimonianza dell’epoca del dominio di Roma sono rimaste due epigrafi inserite nella facciata dell’edificio comunale relative ad opere pubbliche da eseguirsi nel centro abitato, oltre ad altre tracce rinvenute nel vicino paese di Rocca Canterano.

Il lungo dominio della Chiesa. Dall’epoca romana fino al X secolo non ci sono notizie certe. Il nome di Cantorano o Cantoranu o Cantoranum ricompare in documenti del Monastero sublacense prima come “monte” poi come fundum infine come castellum fundum cantoranum in quo est castellum cum ecclesiis et mansionibus anno 1030, facendo parte dei castelli appartenenti all’Abbazia di Subiaco, situati in posizione di difesa. Nei primi secoli dopo l’anno Mille, l’abbazia aveva raggiunto il suo massimo splendore e possedeva un esteso territorio comprendente tutti i centri della valle dell’Aniene e oltre. Ma gli abati che venivano eletti dai monaci stessi cominciarono a comportarsi come tiranni, tant’è che nel 1455, Papa Callisto III istituì la figura dell’abate commendatario, cioè di un abate esterno al monastero che il più delle volte un Cardinale. Tra questi vi fu Rodrigo Borgia, futuro Alessandro VI, corrotto e crudele, il quale predilesse la Rocca di Canterano per le sue dissolutezze, insidiando le donne e “tra danze e conviti divertiva i suoi vassalli e svergognava le sue figlie”. La giurisdizione dell’abbazia fu costantemente contrastata dal Vescovo di Tivoli, finché nel 1564 si giunse ad un accordo per un ministero spirituale del Vescovo tiburtino su Canterano e altri paesi. Ma nel 1638, con il beneplacito di Papa Urbano VIII, il paese ritornò definitivamente agli abati sublacensi i quali lo governarono fino al 1753, anno in cui passò alla Congregazione del buon governo. Questa, da Roma, provvedeva all’approvazione o meno delle richieste che venivano avanzate dal governatore dell’abbazia. Da numerosi documenti dell’epoca appare come la comunità di Canterano versasse in condizioni di estrema povertà e molto spesso non fosse in grado di corrispondere allo Stato pontificio le gabelle con le quali venivano continuamente tartassati i paesi sottoposti a tale giurisdizione. Col tempo le cose peggiorarono al punto che a Canterano non si trovò nemmeno chi volesse assumersi l’incarico di esattore. Dopo il 1870 Canterano divenne uno dei tanti comuni italiani e partecipò alla vita della nazione.

Un borgo ricostruito. Dopo l’ultimo conflitto bellico fu adottata delle varie amministrazioni una politica di risanamento e di miglioramento del paese per offrire agli abitanti occasioni di lavoro e per sviluppare ed incrementare il turismo, tenuto conto che il luogo era già scelto da parecchie famiglie di Roma come residenza estiva. Si provvide alla costruzione di nuove strade, di fognature, di un lavatoio comunale; furono sistemate le mura ciclopiche in località Croce. Sorse un nuovo edificio scolastico, un campo sportivo, vennero aperte nuove strade intorno al paese che fu dotato anche di un comodo parcheggio. Tutto questo non impedì tuttavia che la popolazione lentamente abbandonasse il comune già negli anni Sessanta, alla ricerca di fonti di guadagno più consistenti e sicure che non fossero quelle legate alla terra, avara e montuosa della zona.

VITA DI PARROCCHIA