mercoledì, 8 Dicembre 2021
Il Vescovo Mauro Parmeggiani

 

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Affile - S. Felicita Martire

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Vicaria: Quinta
Indirizzo: Via Casa Comune 2
(00021) Affile (Rm)
Tel./Fax: 0774 808240
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sacerdoti

Parroco: Don Enrico Emili

Orari S. Messe

PERIODO INVERNALE
Festivi: -
Pre-festivi: -
Feriali: -

PERIODO ESTIVO
Festivi: -
Pre-festivi: -
Feriali: -

Cenni Storici

La Parrocchia di Santa Felicita fino al 1639 faceva parte della Diocesi di Palestrina. La religione cristiana dovette portare un ampliamento del paese e alla chiesa di San Pietro si aggiunse ben presto quella più grande di Santa Maria, costruita, usanza allora molto diffusa, su mura romane ancor oggi visibili. Presso la Chiesa di San Pietro, come dice San Gregorio Magno, venne San Benedetto da Norcia. Il fatto che San Benedetto da Roma si rifugia in Affile si spiega solo ammettendo che il paese gli era già noto. Con molta probabilità era il paese della sua nutrice Cirilla. Nella parrocchiale di Santa Felicita, famosa martire romana, sono custodite numerosissime reliquie della santa, martirizzata sulla via Salaria. Nel 1827 gli affilani aggiunsero alla chiesa la navata destra e la cappella di Santa Felicita dove, sotto l’altare, fu collocata l’urna della santa martire con le reliquie. Il 12 settembre 1829 la chiesa, restaurata e ingrandita, fu solennemente benedetta e dedicata a Santa Felicita martire dal Cardinale Francesco Galeffi, Vescovo di Albano e Abate commendatario di Subiaco. La Chiesa di Santa Felicita costituisce un punto di riferimento dello sviluppo urbanistico di Affile e anche delle attività sociali antiche e recenti. Tenendo conto della evoluzione edilizia che Affile ebbe tra il X e il XIII secolo, nel cui arco di tempo si sviluppò l’abitato tra piazza San Sebastiano e Porta della Valle, nettamente delimitato da strutture edilizie, sia a sud sia a nord, si può affermare che la Chiesa di Santa Felicita risultasse più o meno al centro del castrum medioevale e che medioevale sia la chiesa. Per Affile tre Chiese costituiscono la testimonianza storica del suo sviluppo urbanistico: San Pietro paleocristiana, Santa Maria pieno medioevo e Santa Felicita tardo medioevo. La Chiesa di Santa Felicita viene citata per la prima volta nel 1341, quando si parla del Capitolo di Santa Felicita. Il che significa che essa aveva un ruolo di rilievo, forse più sotto l’aspetto economico che liturgico. Il paese è situato a sud di Subiaco da cui dista poco più di otto chilometri e appena un chilometro e mezzo da Arcinazzo Romano. Sorge su una dorsale del versante sud dei monti Affilani, che lo separano dalla riva sinistra dell’Aniene. Il suo territorio è collinoso ed è ricco di corsi d’acqua di superficie e sotterranei, poiché è una zona interessata a fenomeni carsici che hanno favorito la formazione di grotte e pozzi. L’origine del nome è assolutamente oscura: si trova citato nel Medioevo per la prima volta come Effide nei Dialoghi di Gregorio Magno (qui Effide dicitur) a proposito dell’arrivo in paese di Benedetto nel 494, anno in cui il Santo compì il suo primo miracolo, ricomponendo un vaso che la nutrice aveva rotto. Nel corso dei secoli si trova poi menzionato come Efide, Afile e finalmente Affile. L’insediamento abitativo del centro risale all’epoca preromana e ne danno testimonianza alcuni blocchi di pietra provenienti da mura poligonali. Troppo poco tuttavia per poter stabilire una data esatta. Alcuni studiosi hanno ipotizzato una presenza di antichissime popolazioni nel territorio, ma confrontando le testimonianze di Affile con quelle di altri centri della zona, si può far risalire la sua origine al VI – V secolo a.C. Fu certamente terra fortificata degli equi, nemici secolari dei romani, dai quali furono sottomessi tra il 304 e il 302 a.C. Più numerose, invece, sono le tracce abitative di epoca romana risalenti all’inizio del III secolo a.C., quando nella zona dell’Aniene fu costituita una tribù rustica e sorsero numerosi insediamenti agricoli in aree divise in appezzamenti. Nel 135 a.C. il paese divenne colonia romana in forza della Lex Sempronia e furono assegnati duecento jugeri di terra ogni cento abitanti. Affile, divenuta romana a tutti gli effetti, fu paese natale di personaggi illustri come Lucio Verecondo Affilano e Marco Valerio Admeto, citati in alcuni cippi marmorei che si trovano sul posto. Di quell’epoca restano una grande cisterna romana, la “cicerara”, sulla quale fu edificata la Chiesa di Sant’Angelo supra cisternam (oggi scomparsa) dedicata a San Michele Arcangelo, San Benedetto e Sant’Adalberto, una struttura in laterizi nel fianco nord della Chiesa di Santa Maria e un muro in opus reticolatum alla base di un fabbricato posto nei pressi della cisterna. Affile nel Medioevo Il piccolo oppidum romano mantenne durante il Medioevo la sua funzione di centro per tutti gli insediamenti rurali del territorio circostante. Fino al secolo VIII Affile subì incursioni e devastazioni da parte dei longobardi che si erano spinti fin nella valle dell’Aniene e poi dei saraceni, che nel IX secolo misero a ferro e a fuoco tutta la regione dei monasteri. Alcuni documenti confermano che Affile faceva parte del monastero sublacense sotto l’abate Leone III (923-961), il cui dominio fu estesissimo e militarmente forte. In questo periodo venne eretta la chiesa sulla cisterna romana e contemporaneamente venne introdotto un nuovo culto, quello per Sant’Adalberto, un santo fino ad allora poco conosciuto non soltanto in questi luoghi, ma nell’intera penisola. Adalberto fu Vescovo di Praga, da lì giunse a Roma dove per un periodo risiedette sull’Aventino. Recatosi in Polonia per fare opera di evangelizzazione, fu ucciso e gettato nella Vistola. Fu Papa Silvestro a canonizzarlo nel 999 e a volerne diffondere la memoria, dedicandogli alcuni templi tra cui quello di Affile. Intorno all’anno 1000 venne eretto il castello che tuttavia non escludeva dalla cinta muraria il precedente insediamento, come si vede chiaramente in un affresco del Sacro Speco di Subiaco. Nel 1084 era signore del Castello di Affile e della vicina Ponza (Arcinazzo). Ildemondo, capostipite della famiglia di Papa Alessandro IV, di probabile origine longobarda. In quell’anno Effidem tenebat (era padrone di Effide) e questo non era gradito all’abate di Subiaco Giovanni V, al quale Ildemondo non aveva voluto sottomettersi. L’abate chiamò in aiuto contro il ribelle, Papa Pasquale II che accorse con le sue truppe per riconquistare i castelli di Affile e Ponza, ritenuti importanti per la posizione strategica che occupavano sulla via tra Subiaco e gli altipiani di Arcinazzo. Ildemondo fuggì con la famiglia rifugiano cosi nel castello di Ponza che era in posizione maggiormente fortificata. Mentre Affile si arrendeva senza subire danni, a Ponza la popolazione fuggì bruciando dietro di sé le case e Ildemondo fu costretto ad arrendersi. Il pontefice restituì i due castelli all’abate, il quale li riconsegnò in feudo allo stesso Ildemondo e a suo figlio Filippo che gli giurarono fedeltà. Nel 1176 Simone, abate di Subiaco, riuscì a rimettere le mani su Affile e Ponza e a riportarli in proprietà del Monastero di Santa Scolastica al quale rimasero fino al XV secolo. Nel 1433 i castelli sublacensi subirono l’invasione del capitano Niccolò Fortebraccio, ribelle al governo papale e Affile ne profittò per occupare e distruggere il vicino castello di Roccasecca. Nel 1456 l’Abbazia di Subiaco passò sotto gli abati comandatari e i castelli di appartenenza seguirono la sua sorte. Il Castello di Affile ospitò spesso personaggi celebri e cardinali: nel 1640 vi fu monsignor Altieri, futuro Papa Clemente X e nel 1773 il Cardinale Braschi, futuro Pio VI. Il nucleo storico Nel 1759 si verificò ad Affile un violentissimo terremoto: gli abitanti fuggirono nella campagna circostante per cercare scampo presso una immagine della Madonna, che fece miracolosamente cessare il terremoto. I fedeli a ricordo dell’evento eressero la Cappella della Madonna del Giglio a cui gli affilani sono ancor oggi molto devoti. Affile vanta chiese antichissime tra le quali la più vetusta è senz’altro San Pietro, ricordata da Gregorio Magno in occasione dell’arrivo nella città di Benedetto da Norcia. La chiesa, che un tempo era cimiteriale, oggi è a una sola navata rettangolare, con tetto spiovente con capriate. Un restauro eseguito nel 1824 ha messo in luce alcuni pregevoli affreschi sulla parete sinistra raffiguranti una Natività, una Madonna col Bambino tra Angeli e la Scena del primo miracolo di San Benedetto. La chiesa ricostruita sull’antico tempio risale probabilmente al XV secolo. Gli affreschi sono stati nuovamente restaurati nel 1982. Della Chiesa di Sant’ Angelo supra cisternam non è rimasto che il ricordo e forse la colonna che si scorge nella cisterna. La Chiesa di Santa Maria, che risale al X secolo, è a navata unica con arconi a sesto leggermente acuto appoggiati su pilastri irregolari addossati alla parete, i quali originariamente dovevano essere decorati da affreschi. Durante gli ultimi lavori condotti dalla Soprintendenza, sono comparsi affreschi duecenteschi che intorno al XVI secolo vennero coperti dalla costruzione di archi di sostegno. La terza chiesa è la Parrocchiale di Santa Felicita che ha circa 700 anni, e risulta menzionata per la prima volta nel 1341. In un restauro condotto nei primi anni dell’Ottocento fu ampliata e portata alle dimensioni odierne, a tre navate. Durante un restauro del 1865 furono scoperti alcuni affreschi che portavano la data del 1538 ed erano stati eseguiti da pittori affilani. In un angolo di piazza San Sebastiano è situata la Chiesa dei Santi Sebastiano e Rocco, piccola, rettangolare, con volta a botte. L’affresco della parete di fondo è databile al XVI secolo, epoca in cui fu introdotto il culto di San Sebastiano (la dedica della chiesa a San Rocco è posteriore). Notevole è il campanile della parrocchiale databile al XII secolo; nel restauro del 1922 scomparvero il quadrante dell’orologio e la meridiana. Un’altra meridiana, esistente fino a qualche decennio fa sulla parete di un edificio ubicato sopra la Porta della Valle, ha dato il nome alla via di Colle Meridiano che attraversa il centro di Affile. Risalgono al periodo medioevale anche i resti di mura, le porte e i bastioni ancora visibili, che facevano parte del castello fortificato.

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VITA DI PARROCCHIA