lunedì, 22 Aprile 2024
Il Vescovo Mauro Parmeggiani

 

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Marcellina - S. Maria delle Grazie

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PERSONE

PARROCO
Mons. Domenico Cauteruccio

VICARIO PARROCCHIALE
Don Diego Lozzi

Cenni Storici

La più antica notizia sul luogo ci è fornita dalla Chatula Sancti Januarii del 956 contenuta nel Regestro Tiburtino e pubblicata dal Bruzza nel 1880, in cui si nomina come uno dei confini del fondo Carignano il “Monte che è detto di Domenico” alludendo a tutto il territorio di Marcellina, compreso quello in cui sorse la chiesa di Santa Maria, che era proprietà di un certo Domenico. Da qui il toponimo, ribadito nel 1218 in un documento di conferma al monastero di San Paolo fuori le Mura che nomina il Monasterium Sancte Marie montis Dominici (Gelsomino, p. 282). Altre notizie riguardanti la chiesa di Santa Maria in Monte Dominici ci sono fornite da una bolla di Anastasio IV del 1155. Nel 1218 con bolla di Onorio III diviene proprietà dei Monaci di San Paolo fuori le Mura. Nel 1391 Bonifacio IX la dona a Giacomo Orsini e da questo momento in poi subisce le sorti dei feudi Orsini della zona (prima passando ai Cesi, poi ai Borghese). La chiesa ebbe fin dall’inizio un’importante funzione aggregatrice in seguito alla quale fin dall’undicesimo secolo venne a formarsi il nucleo abitato di Marcellinum. Probabilmente essa venne costruita, in questa stessa epoca, su una precedente cappella edificata a sua volta sulle rovine di una villa romana; un primo intervento di risistemazione, che prevedeva anche la decorazione che in parte ora è visibile, eseguito nei primi decenni del XIII secolo. L’abitato, anche se abbastanza esteso, non presenta edifici di interesse, a parte la chiesa di Santa Maria in Monte Dominici. Questa sorge lungo la strada per San Polo, in fondo al paese, a destra; innalzata nel secolo XI sui resti di una villa romana, è ad unica navata, separata dal coro per mezzo di un arco trionfale; all’esterno il campanile a base quadrata in mattoni, con un piano di doppie bifore e uno di trifore murate, che affiancava un tempo l’ingresso originario. Nella fase finale del Medioevo fu addossato alla facciata un palazzo, probabilmente destinato a residenza degli ecclesiastici, costruito con materiale ricavato dalle rovine della villa romana. L’accesso alla chiesa venne di conseguenza mutato. Nel XV secolo fu rimaneggiata e abbellita con l’apertura, nelle pareti laterali, di due nicchioni, probabilmente destinati ad ospitare due altari. In concomitanza col passaggio alle dipendenze dal Monastero di San Paolo, la chiesa ricevette un’imponente decorazione a fresco che, restaurata nel 1977, costituisce un importante documento della storia della pittura medioevale nel Lazio. Sulle pareti laterali dell’aula, sull’arco trionfale e nel presbiterio vennero eseguite storie dell’Antico e Nuovo Testamento, scene ispirate alla fine del mondo e all’aldilà e storie della vita di San Pietro; l’ignoto autore viene ritenuto di scuola romana, pur con influssi bizantini. Sull’altare maggiore, viene esposta l’immagine miracolosa della Madonna delle Grazie, detta anche della Noce o della Ginestra, un dipinto restaurato del XII secolo.