venerdì, 3 Dicembre 2021
Il Vescovo Mauro Parmeggiani

 

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Palestrina - Cattedrale S. Agapito M.

CONTATTI

Vicaria: Sesta
Indirizzo: Corso Pierluigi, snc
00036 Palestrina (Rm)
Tel./Fax: 06 95 38 192

sacerdoti

Parroco: Don Ludovico Borzi

Sacerdoti domiciliati:
Mons. Antonio Maria Sbardella
Don Rodolfo Baldazzi
Don Jorge Ortiz

Diaconi in servizio:
Claudio Mattogno

Orari S. Messe

PERIODO INVERNALE
Festivi: 8.00 - 10.00 - 12.00 - 18.00
Pre-festivi: 18.00
Feriali: 7.30 - 10.00 - 18.00

PERIODO ESTIVO
Festivi: 8.00 - 10.00 - 12.00 - 19.00
Pre-festivi: 19.00
Feriali: 7.30 - 10.00 - 19.00

Chiesa di S. Girolamo
Festivi: 8.30 Giorni feriali:  8.00

Cenni Storici

La Cattedrale dedicata a Sant’Agapito, martire a 15 anni sotto l’imperatore Aureliano (probabilmente nel 274 d. C.), è sorta su un edificio romano di cui si vedono alcune strutture nella cripta, nello scavo, visibile nella piazza, e nella facciata. La forma primitiva era rettangolare, in opera quadrata con massi tufacei, e risalente al VI sec. a.c., comprendeva in pratica l’area racchiusa entro i cinque pilastri dell’attuale navata centrale. La trasformazione in tempio cristiano è di epoca incerta, ma senza dubbio fu realizzata dopo la pace di Costantino e comunque non oltre la fine del V secolo. Leone III restaurò la basilica e nell’anno 898 le reliquie di S. Agapito vi furono traslate dal sepolcro della basilica di Quadrelle, luogo dove avvenne il martirio del Santo. La sua forma si conservò inalterata fino al principio del sec. XII, quando la chiesa fu ampliata dal vescovo prenestino Conone in forme romaniche. La parete di fondo che collegava le ultime due colonne, fu abbattuta e sul prolungamento, ricavato da una parte dell’area sacra del santuario della Fortuna furono eretti l’abside, il presbiterio e l’altare maggiore. Furono aperti nelle pareti laterali grandi archi ed erette le navate laterali, e sotto l’abside una cripta. Di questo periodo si conservano la facciata a timpano e il massiccio campanile posto al suo fianco, con robuste trifore agli ultimi due piani (la parte superiore, con la cuspide, fu rifatta nel sec. XV). Il Duomo sopravvisse alla distruzione che Palestrina subì per ordine di Bonifacio VIII nel 1298, ma fu devastato, nel marzo-aprile 1437 sotto il pontificato di Eugenio IV, dal suo commissario militare cardinal Giovanni Vitelleschi. Il portale di bronzo e gli stipiti marmorei dell’ingresso principale furono sottratti e portati a Corneto (oggi Tarquinia) città natale del Vitelleschi. L’attuale portale marmoreo è del sec. XV, con stemmi delle famiglie Della Rovere e Colonna: i due battenti di bronzo attuali, realizzati dall’architetto De Angelis con la collaborazione dell’architetto Elena Mennini nel 2009, sostituiscono il portale in bronzo e rame sbalzato opera di Nicola Russo (1967). La Cattedrale fu riattivata e riaperta ai tempi di Niccolò V, come si rileva dall’iscrizione sepolcrale della nobile giovinetta romana Francesca Della Valle, la lapide è murata presso la porta laterale della navata destra. Subito dopo l’edificio fu abbellito, anche se non si hanno notizie precise di questi lavori. La basilica ebbe successivi rimaneggiamenti, aggiunte, restauri, tra cui quelli eseguiti nel 1706 dal Card. spagnolo Ludovico Emanuele Portocarrero, spagnolo, com’è ricordato dalle grandi epigrafi situate ai due lati dell’ingresso principale. Nel corso di questi interventi furono anche sostituite le volte delle antiche incavallature di legno nelle navate laterali ed eretti due piccoli altari che attualmente fanno parte del presbiterio. Nel 1865 si progettò, dietro impulso del card. Luigi Amat, l’aspetto attuale del Duomo. La realizzazione fu tuttavia iniziata nel 1882 e proseguita fino al 1917 con l’assistenza e il disegno di Costantino Sneider, architetto dei Sacri Palazzi Apostolici. Le linee architettoniche e le membrature dell’abside e del presbiterio in stucco, sono opera dell’architetto Augusto Bonanni. La cerimonia dell’inaugurazione della rinnovata cattedrale fu presieduta da uno dei promotori dell’intervento, il Card. Vincenzo Vannutelli, il 16 dicembre 1917. Nel 1957, le lesioni provocate dal tempo e accentuate dagli eventi bellici della seconda guerra mondiale, consigliarono all’architetto Furio Fasolo la demolizione dell’avancorpo che nascondeva l’antica facciata che fu restaurata con integrazioni e consolidamenti per rendere leggibile le tracce dell’antica meridiana posta nella zona superiore della parete. L’avancorpo comprendeva la loggia delle benedizioni e il portico costruiti nel 1839 dal Card. Carlo Maria Pedicini, in seguito a quest’intervento è tornato visibile il timpano romanico con un’edicola retta da due colonnine marmoree. Gli ultimi interventi degni di nota, sono stati eseguiti per iniziativa del vescovo monsignor Pietro Severi ed hanno interessato la ristrutturazione del presbiterio e dell’altare maggiore per adeguarli alle vigenti norme liturgiche e per portare alla luce la cripta. Inoltre la Cattedrale è stata dotata di un moderno organo a canne in sostituzione del preesistente, risalente ai primi anni del 1700. La parete esterna di sinistra in peperino rosso scuro tra due pilastri in muratura è di recente costruzione e fu edificata per la collocazione della statua Regina Pacis di Francesco Coccia (1957). A seguito dei lavori di demolizione dell’avancorpo è riapparsa la parte inferiore del campanile rivelando l’origine della struttura medievale (XII secolo). La parte superiore, demolita nel 1437, fu ricostruita nel XV secolo, probabilmente ai tempi del cardinale Girolamo Bassi Della Rovere e contemporaneamente vi fu aggiunta l’alta cuspide piramidale successivamente restaurata nel 1535. Riguardo all’epoca del primo nucleo si può confermare l’osservazione fatta da Orazio Marucchi, il quale riferisce della visita pastorale del cardinal Bernardino Spada che nel 1659 indica di antichissima struttura la torre campanaria. Oggi si presenta con quattro ordini separati da semplici cornici in travertino. I due ordini superiori mostrano trifore con archetti tondi che poggiano su colonnine di marmo; all’interno nell’ultimo ripiano, sono alloggiate quattro campane: due maggiori e due minori. Il campanile è stato in parte consolidato nel 1977, quindi pulito e monitorato nel 1994 a cura del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali. L’interno della chiesa si presenta ricco di luce con forme architettoniche adornate e arricchite con decorazioni in oro e marmi pregiati. I grossi pilastri in opera quadrata separano e scandiscono lo spazio che divide le tre navate. Il soffitto a cassettoni con rosoni dorati copre l’intera navata centrale, il pavimento è in lastroni di marmo bianco di Carrara e di bardiglio cappella, disposti a mo’ di scacchiera. Nella seconda cappella a sinistra, sull’altare con paliotto cosmatesco, spicca una tela di Girolamo Siciolante raffigurante la crocifissione e ai lati della croce la Madonna, S. Lorenzo e i due committenti Giulio Cesare Colonna e sua madre Elena Della Rovere. In fondo alla navata sinistra, il Martirio di S. Agapito di Carlo Saraceni, e di fronte, una tela di Andrea Camassei, pure raffigurante S. Agapito. In fondo alla navata centrale, addossato all’ultimo pilastro destro, è il pulpito marmoreo, con un Crocifisso bronzeo di Francesco Coccia. Nell’abside, dove è collocato il coro ligneo del 1650, vi sono affreschi di Domenico Bruschi (fra cui Martirio e Gloria di S. Agapito). Sugli altari minori, ai due lati del presbiterio, sono due tele ovali di Giovanni Odazzi, raffiguranti S. Ildefonso e l’Estasi di S. Teresa. Nel primo altare nella navata di destra, Transito di S. Giuseppe (1888), di Achille Guerra. Ai lati dell’altare maggiore sono gli ingressi alla cripta (accessibile a richiesta), ove sono visibili una parte della gradinata dello Iunonarium, colonne e capitelli, il basolato di un’antica strada, iscrizioni e tracce di affreschi del sec. XII. Nello scavo lungo il fianco destro del Duomo, sono visibili i resti della gradinata di raccordo tra il piano del supposto Iunonarium e il sottostante lastricato.

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VITA DI PARROCCHIA