È ripartito, giovedì 24 settembre 2026, il programma di formazione permanente del clero di Tivoli e di Palestrina per il nuovo anno pastorale.
A dare il via a questi appuntamenti, l’incontro con il professor Ricci dal suggestivo titolo “Prendersi cura di se per prendersi cura degli altri”. Si tratta in realtà di un cammino, contenente diversi incontri, che mirano ad aiutare il sacerdote a ritrovarsi, a stare bene con se stesso per essere più efficace nello svolgere il suo servizio pastorale. Il relatore, psicologo e docente di psicologia pastorale alla pontificia Università Salesiana, si è mostrato rassicurante per l’aiuto che intende offrire al clero diocesano, come per altro sta facendo in tante altre realtà ecclesiali. L’incontro si è aperto con la preghiera dell’ora terza e l’introduzione del Vescovo Mauro, che ha preso spunti dal comunicato finale del 23 settembre 2026 del Consiglio episcopale permanente della Cei.
Prima di tutto, il ricordo della missione principale che non è altro che l’annuncio del Vangelo, un annuncio non astratto, ma calato nel mondo di oggi, vicino alle persone, al popolo che abbiamo davanti. I vescovi insistono sulla formazione del popolo di Dio per portare i fedeli ad una grande consapevolezza del loro battesimo. Il comunicato invita alla convergenza dei cammini nella sinodalità, a una fede pensata e vissuta che sappia generare una prospettiva culturalmente accettabile. Tra tanti altri punti del comunicato, si possono elencare: la vicinanza ai sacerdoti e l’incontro con il Papa del 12 dicembre pv; una pace disarmata e disarmante, la responsabilità educativa e la scuola; la cura della persona nel fine vita e l’annuncio del prossimo Congresso Eucaristico.
Il Vescovo ha poi ricordato alcuni dei prossimi appuntamenti diocesani più salienti. Quindi è iniziato l’incontro del professore Ricci sulla cura di sé. Da subito il relatore ha ammonito: «Spesso, chi si prende cura degli altri, si dimentica di prendersi cura di se». Spiegando l’iter del programma formativo a lui affidato per quest’anno, il professore ha indicato che i suoi discorsi partiranno dalla quotidianità e dalle esperienze, per capire come tradurre successivamente tutto in operatività. «Il valore del corso è nello scambio di punti di vista e esperienze vissute sul campo», ha detto il professore, prima di sottolineare come metodologia il metodo esperienziale ed il mettersi in gioco. Un invito ai sacerdoti a saper uscire dalla propria zona di confort per sperimentare e sperimentarsi. Per sciogliere il ghiaccio, il professor Ricci ha chiesto ai presenti di esprimere, da una parte, i propri timori, e, dall’altra, le proprie attese da questi incontri. È seguita qualche considerazione da parte di alcuni sacerdoti su quello che potevano temere e soprattutto su cosa si aspettano da questa formazione. Due sono stati i momenti di esercitazione pratica. Messi uno davanti all’altro, in coppia, anche se sconosciuti, ognuno doveva presentarsi, dire i suoi punti di forza, le sue debolezze, le proprie difficoltà relazionali…
Poi in un piccolo gruppo di cinque persone (al minimo), i partecipanti dovevano compilare il disegno di una mongolfiera con i motivi che spingono a vivere (viaggiare), gli aspetti che uno vorrebbe conoscere o accrescere, i pesi che non permettono di volare (vivere), il nome della persone o persone con le quali gli piacerebbe fare il viaggio, il luogo o i luoghi che si vorrebbe raggiungere. Quindi a livello personale, è stato chiesto di compilare l’albero della propria autostima con le qualità positive e i frutti che hanno portato o maturato nel tempo. Il Relatore e formatore ha promesso di tornare con argomenti più specifici nei prossimi incontri.





