Prosegue il viaggio alla scoperta del documento indirizzato dal Vescovo Mauro alla Diocesi
Carismi, ministeri, servizio, i passi della Lettera Pastorale “a ciascuno una manifestazione particolare dello Spirito” orientano l’attenzione verso la Chiesa, terreno fecondo nel quale i doni dello Spirito nascono e portano frutto.
Il Vescovo Mauro parla di Chiesa ministeriale facendo riferimento al modello nuovo già proposto dal Concilio Vaticano II: un modello segnato dal tratto della comunione dei figli di Dio che, se diversi per funzione, sono uguali per dignità e che fanno parte dell’unico popolo di Dio. La comunione è dunque la parola chiave intorno alla quale si incentra la riflessione, essendo il carattere costitutivo della Chiesa sulla parola del Signore che pone il sigillo della reale appartenenza e del riconoscimento proprio sulla relazione di comunione. Numerosi sono i riferimenti che il Vangelo riporta in tale senso: è lo stare insieme nel Suo nome che garantisce la presenza del Signore; è l’amore reciproco il sigillo dell’essere veramente Suoi.
Il Sinodo è esperienza di Chiesa nella quale il carattere della comunione è stato fortemente sottolineato e posto come necessario fondamento del cammino insieme, dell’ascolto, del riconoscimento, della condivisione. Nella Lettera pastorale viene richiamato a tal proposito il valido intervento di don Pasquale Bua al Convegno Ecclesiale celebrato nel mese di maggio, che parla di “ecclesiologia dell’insieme” e di “ecclesiologia integrale”, nella quale ogni membro è fortemente ed intimamente legato all’altro da un rapporto di complementarietà e di reciproco arricchimento. La comunione si alimenta dell’incontro di due dimensioni: quella verticale che riguarda il rapporto con Dio e quella orizzontale che attiene alla comunione tra gli uomini. Queste dimensioni sono essenziali l’una all’altra, perché la prima è il fondamento, la seconda il frutto. Alimentata dentro la Chiesa la comunione si esprime nella partecipazione alla missione consegnata dal Maestro di andare ed evangelizzare (cfr.Mt.28,19).
Avendo condotto la riflessione sull’appartenenza alla Chiesa, il Vescovo pone la domanda su quale sia la Chiesa alla quale si fa riferimento nel contesto della Lettera. E così si esprime: «la Chiesa non è realtà astratta o generica, ma si rende presente e visibile nella Chiesa particolare, di cui il Vescovo è pastore».
Il richiamo a vari Documenti supporta e conferma insieme questa affermazione e dona un nuovo significato all’appartenenza diocesana, spesso faticosa e percepita sempre come secondaria e accessoria. Si riafferma con decisione che l’appartenenza alla comunità parrocchiale resta viva nella misura in cui questa si radica nel terreno della Diocesi dal quale attinge linfa vitale, con un’essenzialità tale che se viene a mancare, per una logica di autoreferenzialità e di auto sussistenza, si giunge prima o poi ad un avvizzimento spirituale e pastorale. La nostra Chiesa viene fortemente invitata ad assumere la mentalità ed lo stile ministeriali capaci di cogliere i carismi che lo Spirito ha elargito, riconoscerli e alimentarli e porre le condizioni affinchè questi si esprimano nel servizio, assumendo i tratti del ministero. È l’esperienza spirituale del discernimento, che rappresenta l’ulteriore passo che il Vescovo fa compiere nella Lettera. E sul quale insieme rifletteremo.
Gianluca Zelli
vicario episcopale per la catechesi





