Don Fabio Rosini, martedì 24 febbraio, ha concluso il ciclo di catechesi formative dedicate al clero diocesano, incentrate sulla figura del sacerdote. Un percorso ricco di spunti spirituali e pastorali che ha offerto a presbiteri e diaconi un’occasione preziosa per riflettere sull’identità e missione del presbitero.
Nell’ultimo incontro l’attenzione si è focalizzata sul ruolo del prete “essere per…” ossia il suo essere inviato al mondo.
La figura del sacerdote si comprende alla luce della missione: non una fede ripiegata su sé stessa, ma una vita donata. Ad extra richiama una dimensione dinamica: il sacerdote è inviato come Cristo dal Padre e realizza la propria identità nel dono e nella relazione. Essere mandato significa condividere gioie e fatiche, ascoltare, accompagnare e testimoniare il Vangelo nella concretezza della vita, diventando ponte tra Dio e l’umanità, segno di speranza e strumento di comunione.
Questo “essere per gli altri” richiama la figura di san Giuseppe, modello silenzioso e attuale: è padre che custodisce, è una guida che conduce con discrezione, è al servizio degli altri senza imporsi. Il sacerdote, come il Patrono della Chiesa, è chiamato a custodire la fede e le fragilità, riconoscendo che l’opera appartiene a Dio. È invitato a orientare senza sostituirsi, a farsi da parte dopo aver accompagnato, conducendo ciascuno a un incontro personale con il Signore.
Essere per… significa saper accogliere con cuore aperto, custodire con fedeltà e nutrire di bellezza chi si incontra nel cammino. È offrire non solo parole, ma presenza; non solo indicazioni, ma speranza; non solo strutture, ma uno spazio dove la grazia possa operare liberamente.
Ed è proprio in questa disponibilità umile e generosa che il sacerdote realizza pienamente il suo essere per…: un uomo di Dio nel cuore del mondo, per il bene del mondo.
Diacono Alessandro Sestili





