Catechesi al III Cammino delle Confraternite di Tivoli e di Palestrina – Bellegra, 13 settembre 2026
Sapete sicuramente che nella scorsa Pentecoste ho indirizzato una Lettera Pastorale a tutti i cristiani di Tivoli e di Palestrina dal titolo: “A ciascuno… una manifestazione particolare dello Spirito” (cfr 1Cor 12,7) con la quale invito tutti a scoprire che grazie al Battesimo ciascun cristiano ha ricevuto uno o più doni dello Spirito che vanno messi al servizio di una comunità cristiana, di una famiglia, di una confraternita, nel luogo di lavoro, insomma in ogni realtà che deve essere innervata di cristianesimo e questo tramite la nostra testimonianza.
Si è cristiani, infatti, non perché lo si è sempre stati, nemmeno perché si appartiene a una Confraternita ma perché si vive da cristiani e così si trasforma il mondo.
Per comprendere meglio cosa io intenda dire ho pensato, in questo anno dedicato a San Francesco e qui a Bellegra dove tra poco ci recheremo in pellegrinaggio in un luogo che fu frequentato anche dal Santo di Assisi, si riflettere con voi sui doni che lo Spirito fece a Francesco e come essi siano stati messi da lui a servizio della Chiesa e dell’umanità.
Obiettivo
Vorrei dunque aiutarvi a comprendere che San Francesco non ha ricevuto i doni dello Spirito per la propria perfezione personale, ma perché, attraverso di lui, il Vangelo potesse raggiungere la Chiesa e l’umanità. La stessa dinamica vale per ogni battezzato e, in modo particolare, per una confraternita: ricevere, lasciarsi trasformare, servire.
- Introduzione: lo Spirito non dà doni per tenerli per sé
Fratelli e sorelle,
quando parliamo di San Francesco, pensiamo immediatamente alla povertà, alla semplicità, alla pace, all’amore per il creato, alla fraternità.
Ma dietro tutto questo c’è una realtà ancora più profonda: Francesco è stato un uomo che si è lasciato plasmare dallo Spirito Santo.
Il Vangelo ci insegna che i doni di Dio non sono proprietà private. San Paolo scrive: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (1 Cor 12,7).
Questa parola è fondamentale: per il bene comune.
Il dono ricevuto da Dio diventa autentico quando diventa servizio.
Ed è proprio questo che possiamo contemplare nella vita di Francesco.
Dio gli ha dato un cuore capace di ascoltare, di amare, di ricominciare, di vivere il Vangelo radicalmente. Francesco ha accolto questi doni e li ha messi a disposizione della Chiesa e dell’umanità.
Questa è la prima domanda che possiamo porci come confraternita: Quali doni ci ha affidato lo Spirito Santo e per chi li stiamo mettendo a disposizione?
- Il dono dell’ascolto: Francesco ascolta la voce di Dio
Uno dei primi grandi doni di Francesco è l’ascolto.
Francesco non nasce già santo.
È un giovane come tanti: sogna il successo, la gloria, il riconoscimento. Ma a un certo punto della sua vita comincia ad ascoltare una voce diversa.
Davanti al Crocifisso di San Damiano sente rivolgersi una chiamata: «Francesco, va’, ripara la mia casa». Quella parola diventa il principio di una trasformazione.Francesco comprende progressivamente che Dio non gli chiede semplicemente di “fare qualcosa”, ma prima di tutto di lasciarsi cambiare. Lo Spirito Santo è colui che apre l’orecchio del cuore.
E questo è un dono di cui abbiamo bisogno anche nelle nostre confraternite.
Perché una confraternita può correre il rischio di fare tante cose — processioni, feste, iniziative, opere di carità — senza fermarsi abbastanza ad ascoltare:
- che cosa sta chiedendo oggi il Signore?
- che cosa sta chiedendo alla nostra comunità?
- quali persone stanno cercando Dio?
- quali poveri stanno bussando alla nostra porta?
- che cosa vuole lo Spirito da noi?
Prima di essere uomini e donne del fare, siamo chiamati a essere uomini e donne dell’ascolto.
Per la riflessione: La mia confraternita ascolta davvero il Vangelo oppure rischia di vivere soltanto di tradizioni?
- Il dono della conversione: lasciarsi cambiare da Dio
Il secondo grande dono è la conversione.
Francesco scopre che non può servire Dio rimanendo esattamente quello che era.
La conversione non consiste semplicemente nel “diventare più buoni”.
È permettere a Dio di cambiare il nostro modo di guardare.
Un episodio della sua vita è particolarmente significativo: l’incontro con il lebbroso.
Francesco stesso racconta che ciò che prima gli risultava amaro divenne dolce.
È una delle più belle immagini dell’azione dello Spirito: Dio non sempre cambia immediatamente le situazioni; spesso cambia prima il nostro cuore davanti alle situazioni.
Il lebbroso non è necessariamente cambiato. È cambiato Francesco. E quando cambia il cuore, cambia il rapporto con gli altri.
Quante volte anche noi chiediamo: “Signore, cambia quella persona.” Forse lo Spirito ci suggerisce: “Lascia che cambi prima il tuo cuore.” Per una confraternita questo è decisivo. Non basta portare un’immagine sacra per le strade se poi non siamo capaci di riconoscere Cristo nella persona che incontriamo. Non basta venerare il Crocifisso se non siamo disposti ad avvicinarci alle croci degli altri.
- Il dono della povertà: Francesco scopre la libertà
Un altro dono dello Spirito è la povertà evangelica. Francesco comprende progressivamente che possedere meno significa poter amare di più. La povertà francescana non è semplicemente mancanza di beni. È soprattutto libertà dal possesso. Non possedere Dio, non possedere le persone, non possedere il potere, non possedere nemmeno la propria immagine. Questo è molto importante per chi appartiene a una confraternita.
Anche una realtà ecclesiale può essere tentata dal protagonismo:
- “questa è la nostra festa”;
- “questa è la nostra tradizione”;
- “questo è il nostro posto”;
- “noi abbiamo sempre fatto così”.
Ma la Chiesa non ci appartiene. La confraternita non è nostra: è uno strumento che appartiene al Signore. E quando una comunità comprende questo, diventa più libera. Più libera di collaborare, di servire, di lasciare spazio ai giovani. Più libera di accogliere chi arriva.
Più libera di dire: “Non importa chi riceverà il merito; importa che Cristo sia annunciato e che una persona sia aiutata.”
- Il dono della fraternità: nessuno si salva da solo
Francesco riceve anche un dono straordinario: il senso della fraternità. Non sceglie una spiritualità individualista. Attorno a lui nascono fratelli. E Francesco comprende che il Vangelo non si vive da soli. Questa intuizione è profondamente evangelica. Gesù non chiama soltanto singole persone: costituisce una comunità. La fraternità francescana diventa così una testimonianza per il mondo. Ed è proprio qui che una confraternita può essere profetica.
In una società caratterizzata spesso da solitudine, conflitto e divisione, una comunità cristiana che sa volersi bene è già un annuncio del Vangelo. Prima ancora di parlare, testimonia.
Una confraternita dovrebbe poter dire: “Qui nessuno è inutile. Qui nessuno è invisibile. Qui nessuno è soltanto un numero. Qui ci si prende cura gli uni degli altri.” Ma la fraternità cristiana non finisce all’interno del gruppo. Francesco chiama “fratello” anche chi è lontano, povero, diverso. E arriva perfino a chiamare fratello il sole, sorella la luna, sorella l’acqua, fratello il fuoco. Il suo cuore si allarga fino a comprendere tutta la creazione.
- Il dono della pace: essere strumenti di riconciliazione
Uno dei doni più belli che possiamo riconoscere in Francesco è quello della pace. Francesco non è semplicemente un uomo “pacifico”. È un costruttore di pace. Questo significa che non si limita a evitare i conflitti: cerca di trasformare le relazioni. In un mondo ferito dalle divisioni, Francesco diventa un uomo capace di avvicinare.
Pensiamo all’incontro con il sultano al-Malik al-Kamil durante la quinta crociata. Francesco attraversa una frontiera culturale e religiosa per incontrare l’altro. Non va con un esercito. Va disarmato. Porta la propria fede, ma porta anche rispetto, ascolto e fraternità. È una straordinaria testimonianza di come lo Spirito possa rendere una persona costruttrice di ponti.
E qui la domanda per una confraternita è molto concreta: Siamo persone che uniscono o che dividono?
Quando nasce un contrasto, siamo quelli che alimentano la polemica o quelli che cercano una parola di riconciliazione?
Quando due persone non si parlano, siamo capaci di fare il primo passo?
Quando ci sono gruppi diversi nella parrocchia, costruiamo ponti o difendiamo il nostro territorio?
Lo Spirito Santo non ci rende proprietari della Chiesa: ci rende servitori della comunione.
- Il dono della gioia: il Vangelo diventa vita
Un altro tratto caratteristico di Francesco è la gioia. Non una gioia superficiale. Francesco conosce la malattia, la sofferenza, il rifiuto, l’incomprensione e, alla fine, la morte. Eppure rimane un uomo profondamente gioioso. Perché?
Perché la sua gioia non dipende dalle circostanze. Nasce dalla certezza di essere amato da Dio. Questa è una grande missione anche per le confraternite. Una comunità cristiana non dovrebbe trasmettere soltanto: “Devi fare.” Dovrebbe poter comunicare: “È bello essere cristiani.” È bello pregare. È bello servire. È bello stare insieme. È bello perdonare. È bello aiutare un povero. È bello appartenere alla Chiesa. È bello incontrare Cristo.
Una confraternita che perde la gioia rischia di trasformare la fede in un insieme di obblighi. Una confraternita che custodisce la gioia diventa invece testimonianza vocazionale. E forse proprio attraverso la nostra gioia qualcuno potrà chiedersi: “Perché queste persone sono così? Che cosa hanno incontrato?”
- Il dono della carità: vedere Cristo nel povero
Tutti i doni ricevuti da Francesco confluiscono nella carità. Francesco non si limita ad amare Dio in modo spirituale. Ama Cristo nei poveri, nei malati, negli ultimi. Questa è una delle grandi rivoluzioni del suo cammino.
Il povero non è più semplicemente qualcuno da aiutare. È qualcuno attraverso il quale Cristo viene incontro a Francesco. Per questo, per una confraternita, la carità non può essere un’attività tra le altre. Non è: “Prima facciamo le cose della confraternita e, se rimane tempo, facciamo anche qualcosa per i poveri.” La carità è il criterio che verifica tutto il resto.
Potremmo chiederci: Se domani la nostra confraternita scomparisse, chi sentirebbe la nostra mancanza? I poveri? Gli anziani? Le famiglie in difficoltà? I malati? I giovani? Le persone sole? Gli immigrati? I bambini?
Se nessuno sentirebbe la nostra mancanza, forse dobbiamo domandarci se stiamo davvero mettendo i doni dello Spirito al servizio dell’umanità.
- Francesco e la Chiesa: non fuori, ma dentro
C’è poi un aspetto importantissimo. Francesco è stato un grande riformatore della Chiesa, ma non ha scelto di costruire una Chiesa alternativa. Ha amato la Chiesa. Ha cercato di rinnovarla tornando al Vangelo. Questo è molto significativo anche per una confraternita. Una confraternita non vive per sé. Vive nella Chiesa, con la Chiesa e per la Chiesa.
La tradizione ricevuta è preziosa, ma non può diventare un museo. Una tradizione è viva quando continua a generare fede.
La domanda allora non è soltanto: “Come abbiamo sempre fatto?” Ma:“Come possiamo oggi vivere quello stesso Vangelo?”
- I doni dello Spirito e la nostra confraternita
Possiamo allora fare una sintesi.
| Dono ricevuto da Francesco | Come diventa servizio |
| Ascolto | Cercare la volontà di Dio |
| Conversione | Cambiare il cuore e le relazioni |
| Povertà | Vivere nella libertà e nella condivisione |
| Fraternità | Costruire comunità |
| Pace | Riconciliare e creare ponti |
| Gioia | Testimoniare la bellezza del Vangelo |
| Carità | Servire concretamente i poveri |
| Amore per il creato | Custodire la casa comune |
| Amore per la Chiesa | Servire l’unità e la missione ecclesiale |
E possiamo aggiungere una frase che potrebbe diventare il filo conduttore della catechesi: “Quello che Dio ci dona non è soltanto per noi: attraverso di noi deve diventare dono per gli altri.”
- Un momento di esame comunitario
A questo punto si può lasciare qualche minuto di silenzio e proporre ai confratelli queste domande:
- Ascolto
Quale parola del Vangelo lo Spirito Santo sta rivolgendo oggi alla nostra confraternita?
- Conversione
Qual è l’atteggiamento che dobbiamo cambiare perché la nostra comunità sia più evangelica?
- Fraternità
C’è qualcuno nella nostra confraternita che si sente solo, escluso o non valorizzato?
- Carità
Chi sono concretamente i poveri che Dio ci sta affidando?
- Missione
Se San Francesco fosse oggi membro della nostra confraternita, che cosa ci chiederebbe di fare?
- Testimonianza
Quando le persone vedono la nostra confraternita, vedono prima di tutto Cristo o vedono semplicemente una bella tradizione?
- Conclusione: diventare anche noi “strumenti”
Fratelli e sorelle,
San Francesco non è un santo da ammirare soltanto. È un santo da imitare nel suo lasciarsi guidare dallo Spirito. Non dobbiamo diventare tutti San Francesco. Dobbiamo diventare ciò che lo Spirito Santo vuole fare di ciascuno di noi.
Francesco ha ricevuto un dono.
Lo ha accolto.
Si è lasciato trasformare.
E poi lo ha restituito.
Lo ha restituito alla Chiesa.
Lo ha restituito ai poveri.
Lo ha restituito ai fratelli.
Lo ha restituito all’umanità.
Lo ha restituito alla creazione.
E questa può essere anche la nostra vocazione come confraternita.
Ricevere.
Accogliere.
Lasciarsi trasformare.
Servire.
Perché il dono che rimane chiuso nelle nostre mani diventa sterile.
Ma il dono che passa attraverso le nostre mani può diventare benedizione per molti.
Preghiera finale
Signore Gesù,
come hai guardato Francesco
e lo hai chiamato a seguirti,
guarda anche noi.
Donaci il tuo Spirito,
perché possiamo ascoltare la tua voce.
Donaci un cuore capace di conversione,
perché non abbiamo paura di cambiare.
Donaci la povertà del cuore,
per essere liberi di amare.
Donaci la fraternità,
perché nessuno si senta solo nella nostra comunità.
Donaci la pace,
perché sappiamo costruire ponti
dove altri costruiscono muri.
Donaci la gioia,
perché la nostra vita possa annunciare
che incontrare Te è una cosa bella.
Donaci la carità,
perché nei poveri, nei malati, negli ultimi
sappiamo riconoscere il tuo volto.
E fa’ che la nostra confraternita
non sia soltanto custode di una tradizione,
ma strumento vivo del tuo Vangelo.
Come Francesco,
fa’ di noi strumenti della tua pace,
della tua misericordia e del tuo amore.
Amen.










