Vissuto nel III secolo, San Lorenzo, secondo le antiche fonti, fu arcidiacono di Papa Sisto II, il primo dei sette diaconi allora al servizio della Chiesa romana. Erano anni difficili per i cristiani: la persecuzione imperiale vietava le loro assemblee, sebbene non imponesse ancora di rinnegare pubblicamente la fede. Era comunque un tempo di prova, in cui appartenere a Cristo significava vivere nella clandestinità e nel rischio costante.
Nel 258, tuttavia, l’imperatore Valeriano inasprì la persecuzione e ordinò la messa a morte di vescovi, sacerdoti e diaconi. Ai primi di agosto di quell’anno, dopo aver fatto decapitare Papa Sisto II, il prefetto imperiale fermò Lorenzo, intimandogli di consegnare “i tesori della Chiesa”. Il diacono, allora, non esitò: si affrettò a distribuire ai poveri tutti i beni di cui era amministratore, senza trattenere nulla per sé. Tornato davanti al prefetto, gli mostrò la folla di poveri, malati, storpi ed emarginati che lo accompagnava, e con voce ferma pronunciò le parole che la storia non ha mai dimenticato: «Ecco, questi sono i tesori della Chiesa». Per questa audacia, che agli occhi del mondo poteva apparire follia ma che era invece la più alta sapienza dell’amore, Lorenzo fu condannato al supplizio della graticola, coronando con il sangue la testimonianza di una vita spesa per Cristo e per i fratelli più fragili.
Fin dai primi secoli, la devozione a San Lorenzo si è diffusa in ogni angolo della terra: da Roma, dove il suo sepolcro è custodito e venerato, fino ai confini più lontani del mondo, è celebrato con grande fervore. Innumerevoli paesi, parrocchie, rioni, basiliche e cattedrali lo hanno scelto come patrono e protettore, camminando sotto il suo sguardo e la sua intercessione. Anche Zagarolo, da generazioni, si stringe a lui con affetto filiale, riconoscendolo come padre e custode della propria storia e della propria fede.
Lorenzo è un testimone eloquente e trascinante della vita cristiana. Il suo martirio non è un racconto lontano, ma un invito vivo e attuale a prendere sul serio l’amore: quell’amore che non si accontenta di parole, ma si fa dono, servizio, sacrificio.
Quell’amore capace di trasformare l’umanità intera, perché dove c’è fuoco, c’è amore; e dove c’è vero amore, non manca mai il fuoco dello Spirito che consuma e rigenera.
Siamo dunque invitati, sull’esempio di Lorenzo, a vivere nell’amore, a consumarci nel bene senza risparmiarci, amando il prossimo come noi stessi, con la stessa generosità con cui lui seppe donare fino all’ultimo respiro. La carità di San Lorenzo, manifestata concretamente nel servizio ai più deboli, ci richiama oggi a metterci in cammino verso il prossimo: il povero che bussa, il malato che soffre, il meno fortunato che fatica, il carcerato dimenticato, lo straniero che cerca accoglienza, e forse con ancora più coraggio i nostri stessi familiari, con cui un giorno abbiamo litigato e con cui la riconciliazione attende ancora di compiersi.
San Lorenzo è una figura abbracciata dall’amore, plasmata dal fuoco della carità fino a diventarne essa stessa immagine viva. Ardiamo d’amore anche noi, lasciamo che quel fuoco trasformi la nostra vita, i nostri rapporti, la nostra comunità. San Lorenzo, prega per tutti noi che abbiamo bisogno di amore di tanto amore e intercedi perché Zagarolo, sotto la tua protezione, cresca sempre più unita nella fede e nella carità.
Francisco Hernandez Hernandez. parroco





