Cineto Romano ha rinnovato il voto a san Rocco: fede e comunità. Ogni 16 agosto Cineto Romano si raccoglie intorno alla parrocchia per onorare san Rocco.
Nato a Montpellier nel XIV secolo, Rocco rinunciò ai beni per servire gli appestati in Italia. Con il segno della croce guariva i malati e, colpito lui stesso dalla peste, si ritirò in una grotta dove un cane gli leccava le piaghe e gli portava il pane. Guarito, tornò a casa e morì in prigione a Voghera perché fu scambiato per una spia. Per umiltà e avendo fatto voto di non sfruttare la sua nobiltà, si rifiutò ostinatamente di rivelare la sua vera identità e le sue origini nobili, preferendo subire il carcere in silenzio e in preghiera fino al decesso, avvenuto tra il 1376 e il 1379.
La festa cinetese nasce da una promessa: durante la peste del 1635 la comunità chiese al santo pellegrino, venerato come protettore contro le epidemie, la liberazione dal contagio e, per grazia ricevuta, si impegnò a onorarlo ogni anno. Un voto che attraversa quasi quattro secoli e che ancora oggi dà forma alla devozione del paese.
Il cuore della celebrazione è la chiesa di San Giovanni Battista.
Nella navata laterale di destra si trova la cappella con la statua di san Rocco, che puntualmente viene trasportata a spalla da vari “portatori” nella solenne processione che attraversa le vie del borgo. L’ottima organizzazione di quest’anno ha permesso l’utilizzo della “macchina processionaria grande”, per contenere la statua e che richiede un maggior numero di braccia. Accanto a san Rocco, la tradizione ricorda anche gli altari di sant’Agata, sant’Antonio e degli altri protettori invocati nei tempi difficili. Momento serale particolarmente caratteristico è l’asta pubblica in piazza. È un rito antico: si raccolgono offerte e si sceglie il successivo “Festarolo”, colui che per un anno custodirà la statua e organizzerà i festeggiamenti.
Quest’anno l’incarico è stato confermato ad un gruppo di giovanissimi: Enrico, Aurora, Dorotea, Ludovica ed Emilia, i quali hanno offerto il rinfresco, animato la serata musicale e aperto l’asta per il 2027. Dopo due ore senza rilanci, il Parroco ne ha battuto la chiusura, riaffidando loro il compito, con il plauso di tutto il popolo presente. San Rocco ci ricorda due cose semplici e attuali: la cura per chi soffre e la responsabilità condivisa. La sua vita parla di prossimità ai fragili, di carità concreta senza paura del contagio, fisico e morale.
L’asta dei festaroli, poi, consegna un’altra lezione: la festa non “cade dal cielo”, nasce dall’impegno di persone, anche giovani, che si prendono cura della comunità tutta, unita da valori condivisi. Il 16 agosto a Cineto Romano è memoria di un voto, ma anche promessa per il futuro: custodire insieme la fede, l’unità, i legami e la speranza.
Maria Cristina Nunziati





