Da diversi anni, il 30 novembre, l’IC “Da Vinci”di Labico rallenta il passo per ascoltare un’eco antica.È la voce di Andrea, il “protoklêtos”, come lo definisce la tradizione greca, il primo che udì dietro la parola di Gesù il fruscio di un significato più profondo. La festa del Santo Patrono non è, per questa comunità scolastica un semplice ricordo inserito nel calendario liturgico, ma un gesto che diventa rito, segno, narrazione condivisa.
Alla scuola dell’infanzia, mani piccole come conchiglie hanno modellato pesci di pasta, creando biscotti che raccontano il miracolo del poco offerto con cuore generoso. Poi, le stesse mani hanno colorato croci oblique di carta e sale, ognuna diversa, eppure tutte necessarie per comporre un disegno più grande, simbolo di bellezza e unicità.
Nella primaria, la devozione ha preso forma duratura. Ogni classe ha realizzato una mattonella per Sant’Andrea, usando materiali naturali, frammenti del creato trasformati in segni di fede. Accostate in un unico abbraccio, queste tessere hanno lasciato emergere l’iconografia classica di Andrea pescatore. Un mosaico che parla di comunione, dove l’unicità di ciascuno si intreccia e risplende nel tutto.
Infine, gli studenti della secondaria hanno realizzato cartelloni con disegni dell’Apostolo e testi della sua vita, raccontando Andrea discepolo, missionario, martire, con la freschezza dell’età e la profondità del pensiero nascente. Esposti presso il “Cantinone”, questi lavori rivelano una scuola capace di intrecciare cultura, arte e fede. E la festa di Sant’Andrea, grazie alla DS prof.ssa Angela Tortora e al Comitato che la custodiscono, ci ricorda che, sulle rive della vita, una voce chiama ancora. Sta a noi, come Andrea, riconoscerla e seguirla.
Marianna Bandinu





