Suor Emma Zordan, della Congregazione delle Adoratrici del Sangue di Cristo, sarà insignita del titolo di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana “per l’impegno profuso nel migliorare le condizioni di vita e le possibilità di reinserimento dei detenuti”. Per alcuni anni è stata membro della comunità ASC di Palestrina.
Che ha significato per lei ricevere questo riconoscimento, quali emozioni?
È stata per me una grande emozione apprendere la notizia della premiazione da parte del presidente della Repubblica per il lavoro che da 12 anni svolgo in carcere.
Una notizia così significativa non poteva che sorprendermi e meravigliarmi. Non aspettavo un riconoscimento tanto grande, quasi non riuscivo a crederci. Immensa è stata subito la gratitudine verso il Presidente Mattarella, che non manca occasione per far sentire la sua voce per le condizioni in cui versano i nostri fratelli ristretti e richiamare i responsabili delle Istituzioni al rispetto dell’art. 27 della Costituzione che tende alla rieducazione e all’inserimento della persona detenuta nel sociale.
La gratitudine per questo riconoscimento va soprattutto ai miei fratelli ristretti che mi hanno consentito in tutti questi anni di diventare una persona più umana, attenta e sensibile verso le tante fragilità.
A quali progetti sta lavorando attualmente in carcere?
Guido il laboratorio di scrittura creativa da 12 anni. Ad oggi sono in attivo nove libri, il decimo è in cantiere La speranza dietro le sbarre. Si tratta di un percorso molto impegnativo e interessante. La scrittura rappresenta una vera e propria boccata di ossigeno per il detenuto. È riabilitativa, indispensabile per un reinserimento nella società. Esportare e far conoscere questa realtà umana alla società significa riuscire ad aprire una porta nell’indifferenza che c’è fuori. Non tutti sanno la vita che conduce e affronta ogni giorno una persona reclusa. Allora aiutare a portare fuori dalle sbarre questo mondo, sconosciuto ai più, è, senza dubbio, l’impresa più difficile.
Accendere i riflettori sul mondo della detenzione vuol dire sensibilizzare ai temi dell’accoglienza, dell’inclusione, del reinserimento, del perdono, del disagio fisico e psichico. È proprio questo l’obiettivo del laboratorio di scrittura: aiutare a capire e a sapere per essere tutti più umani. Solo a questo punto i muri diventano porte aperte, ponti di aggancio.





