Tivoli e la tradizionale inchinata

«Anche un cuore di Nerone piangerebbe a vedere un mistero tale». Sono le parole pittoresche di un annalista tiburtino del XVII secolo, Giovanni Maria Zappi, che descrisse con molti particolari la festa, già alla sua epoca antichissima, dell’Inchinata, un vero e proprio compendio di teologia trasformata in azione drammatica, simboli e devozione. Un gioiello di spiritualità che, celebrando la solennità mariana della Dormitio, mette in moto un complesso corteo processionale attorno alla figura del Cristo risorto, rappresentato dall’icona del Santissimo Salvatore che, dal Duomo di Tivoli, viene trasferita durante la viglia dell’Assunta, di notte, in luoghi ben precisi della Città, prima del suo incontro con l’icona mariana della Vergine delle Grazie.

Le radici dell’Inchinata affondano nell’alto Medioevo e nella Città Eterna, dove l’effige “acheropita” di San Giovanni in Laterano compiva una lunghissima processione guidata dal Papa per incontrarsi con una o più immagini di Maria. Nel Medioevo il culto delle icone non era solo un’espressione ma quasi un rivelarsi del sacro che, trasferito nel mondo degli uomini, lo fecondava di benedizioni e di amore divino. Questo è ancora il significato delle soste del corteo tiburtino al ponte Gregoriano, porta di accesso oltre che luogo di pericolo per lo scorrere impetuoso del fiume Aniene, all’ospedale e in altri punti che ricordano la vita degli uomini e il loro anelito di salvezza.

Nonostante la sua incredibile antichità e il suo essere sopravvissuta ai secoli (al contrario di Roma dove fu interrotta nel XVI secolo), l’Inchinata continua a parlare in maniera sorprendentemente viva agli uomini di oggi, al punto che non sono rare le manifestazioni di commozione durante lo svolgimento dei riti e soprattutto in piazza Trento, al momento dei tre inchini tra le due macchine processionali.

È quanto ha sottolineato il nostro Vescovo Mauro che, parlando alla folla riunita, ha ricordato come la richiesta legittima di protezione per la nostra Città debba anche estendersi in maniera globale, per ottenere da Dio il dono della pace nel mondo in questo momento storico travagliato.

Quest’anno la festa è stata anche impreziosita dalla musica di un brano liturgico, l’antifona Signum magnum, per organo, coro e solista, realizzata per l’occasione dal compositore Alessandro Fortunati, che è stata eseguita in première proprio il giorno dell’Assunta durante la Messa solenne presieduta da mons. Parmeggiani. Un modo per sottolineare la vitalità della fede e il suo esprimersi anche con i nuovi linguaggi contemporanei.

Antonio Marguccio