I tradizionali festeggiamenti alla luce dell’esempio di Lorenzo nella dedizione generosa ai poveri
Il 10 agosto è per il popolo tiburtino, momento e occasione per riflettere sulla propria identità collettiva. La Chiesa locale, facendo parte integrante di tale identità, assieme a molti altri, contribuisce favorevolmente a tale riflessione. E questo lo fa attraverso la quotidiana dedizione dei cristiani tiburtini che ogni giorno si adoperano per mantenere fecondo ed unito il tessuto sociale della città di Tivoli e di tutta la Diocesi, mediante opere-segno più visibili ed opere-segno meno visibili, alla scuola del Vangelo. «Generosità» è la parola che potrebbe riassumere il senso di questo impegno millenario a favore della nostra gente, e che il Vescovo Mauro ha richiamo nell’omelia. Una generosità che trae origine dall’esempio di Cristo, e che il diacono Lorenzo ha ben incarnato 1768 anni fa. Se è vero che il 10 agosto «è il giorno nel quale una Chiesa particolare guarda alla propria origine spirituale e si domanda quale volto il Signore desideri per essa oggi», lo è perché essa vede in San Lorenzo un esempio concreto di sequela Christi.
Una generosità che si rivolge a tutti, con speciale predilezione a chi tra di noi è meno fortunato, e che vive situazioni di abbandono e di fragilità economiche e relazionali che tendono a tenerlo fuori dei circuiti “bene”. Come al tempo di Lorenzo, anche oggi l’applicare il concetto evangelico della predilezione ai poveri è scomodo, a volte fastidioso per chi i poveri non vuole vederli. I santi sono il Vangelo che continua a farsi carne – chiosava il Vescovo Mauro -, e Lorenzo lo capì bene, vedendo anche i poveri in essi. Come enuncia Papa Leone XIV nell’esortazione apostolica Dilexit te al n. 121 -«essi non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo». L’invito che oggi il pastore della Diocesi ci invita ad accogliere è il prenderci cura l’uno dell’altro, essere generosi, comprendendo sempre di più che la generosità cristiana non è filantropia, ma partecipazione alla vita stessa di Dio. Guardiamo allora a san Lorenzo, chiedendogli un cuore aperto a Dio e aperto al fratello, facendo della generosità il tratto essenziale del nostro essere cristiani in questa nostra terra tiburtina. E affinché la nostra carità sia operosa, chiediamoci come poterci impegnare concretamente nelle molte opere-segno che la Chiesa offre, a favore di un pieno sviluppo integrale dei fratelli che Cristo ci ha messo accanto.
Paolo Cola, diacono





