Nel cuore dell’estate, la Chiesa di Tivoli si stringe intorno alla figura del suo amato Patrono, san Lorenzo martire. La sua festa non è una semplice ricorrenza folkloristica o un’eredità del passato, ma un appello vivo che interpella direttamente la fede e il senso di comunità di tutti i fedeli.
Lorenzo, diacono della Chiesa di Roma, andò incontro al martirio sotto l’imperatore Valeriano senza cedere alla paura o al compromesso. La tradizione ne ricorda il coraggio e soprattutto quel gesto che segnò per sempre la sua figura: quando gli fu ordinato di consegnare i tesori della Chiesa, egli presentò i poveri, gli ammalati e gli emarginati.
San Lorenzo è diacono, quindi servitore, e martire, quindi testimone della verità. E la sua figura sembra suggerirci proprio questo: che l’unica verità è donarsi. Come ricordava il Vescovo Mauro nel 2023 «Lorenzo diacono e martire ci insegna questo. Ci insegna a servire e a donarci.
A spenderci per testimoniare il Vangelo con la vita, con i fatti, più che con le parole.
Una fede fatta soltanto di pratiche di pietà, tradizioni religiose pur belle, una fede che non comprometta la vita non produce frutti. Ma se i cristiani sanno amarsi tra loro, testimoniano il Vangelo difendendo i poveri, gli orfani e le vedove, come Lorenzo sono fedeli ai loro superiori e ai più poveri che sono l’immagine di coloro in cui Gesù si è voluto più spesso identificare allora sì, moriranno come il seme, ma daranno frutti duraturi».
In un tempo segnato da incertezze e fragilità sociali, la graticola del martirio di Lorenzo non è simbolo di sconfitta, ma il crogiuolo in cui la fede si purifica e si fa luce per gli altri. Partecipare alle celebrazioni in suo onore significa ricordare a noi stessi che Gesù ci ha fatti “sale della terra e luce del mondo”, capaci di sciogliersi per gli altri e ardere dell’amore per Dio e per il prossimo senza consumarsi nella rassegnazione.
Daniele Masciadri





