È fissata al prossimo 13 giugno a Jauru la solenne celebrazione
Domenica 22 febbraio, nella Basilica di Sant’Andrea Apostolo a Subiaco,il Vescovo Mauro ha presieduto la Messa nella I Domenica di Quaresima e in memoria del venticinquesimo anniversario della morte del Venerabile Servo di Dio Nazareno Lanciotti. Originario di Subiaco, don Nazareno entrò nel Seminario Abbaziale e fu ordinato sacerdote nel 1966. Dopo alcuni anni di ministero a Roma, conobbe l’Operazione Mato Grosso e partì come missionario per Jauru, una zona segnata da povertà, violenza e criminalità. Qui trascorse trent’anni donando tutto se stesso: fondò una parrocchia, 57 comunità rurali, un dispensario, una casa per anziani, una scuola per centinaia di bambini e il seminario minore. Istituì l’adorazione eucaristica quotidiana e si impegnò senza paura contro prostituzione, droga e poteri corrotti. La sua fedeltà al Vangelo gli costò la vita. Due assassini gli spararono l’11 febbraio 2001 e morì il 22 febbraio. Quest’anno la sua memoria è stata vissuta con particolare gioia. Il 14 aprile dello scorso anno Papa Francesco ne aveva riconosciuto il Martirio.
Papa Leone ha disposto che don Nazareno venga proclamato Beato il 13 giugno prossimo a Jauru, durante una celebrazione presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi. La celebrazione a Subiaco ha visto una grande partecipazione di fedeli, autorità civili, amici e familiari del prossimo Beato. Ha concelebrato anche don Enzo Gabrieli, postulatore della causa, che al termine della Messa ha consegnato simbolicamente al Vescovo la Positio, il documento che raccoglie vita e virtù del sacerdote. Nell’omelia, il Vescovo Mauro ha collegato il Vangelo delle tentazioni di Gesù nel deserto alla testimonianza di don Nazareno, «possiamo guardare ad un esempio di casa nostra, a un “santo della porta accanto”, – ha affermato Mons. Parmeggiani -, che ha saputo vincere il demonio non arrendendosi alle sue logiche nemmeno nell’ora della morte quando, anziché inveire contro i suoi assassini, li ha cristianamente perdonati». Il postulatore ha ricordato anche un episodio della giovinezza di don Nazareno: da seminarista, dopo aver colpito accidentalmente con un pallone una statua della Madonna di Lourdes, disse scusandosi: “O santo o niente”. «E proprio nel giorno della Madonna di Lourdes – ha aggiunto – la Madre è venuta a prenderlo per portarlo nella gloria del Cielo».
Una celebrazione intensa, che ha rinnovato nella comunità diocesana e in tutta la Chiesa la gratitudine per un sacerdote che ha vissuto il Vangelo fino al dono totale di sé. Ora lo sguardo si apre al 13 giugno, quando don Nazareno sarà proclamato Beato: una gioiosa attesa che sa di speranza.
Antonio Stazi





